Quasi dieci anni dopo
Trani, la verità della morte dello chef Casale nelle foto originali
Il giudice: quelle stampate non sono nitide, servono i file. Potrebbero fare luce sulla presenza di operatori dell’Amiu intenti a pulire il manto stradale e su un segnale di limite di velocità che non sarebbe stato visibile a chi transitava
A quasi dieci anni da quella notte di agosto, la famiglia attende ancora una risposta definitiva. Le fotografie, ora, potrebbero avere l’ultima parola. Rinviata al 1° luglio 2026, la sentenza al termine di un processo con rito abbreviato sul caso della morte del 27enne chef Raffaele Casale, che perse la vita il 17 agosto 2016 in via Martiri di Palermo, dopo essere caduto dalla sua moto. Il gup del Tribunale di Trani Domenico Zeno ha voluto fare chiarezza su un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo: le fotografie agli atti del fascicolo probatorio. Su istanza presentata dalle difese, il magistrato ha disposto l’integrazione probatoria dei rilievi fotografici, chiedendo che vengano acquisiti non come semplici immagini stampate ma come file originali. Il motivo è tecnico ma tutt’altro che secondario: le fotografie inserite nel fascicolo erano di qualità insufficiente e, ingrandendole, risultavano sgranate, rendendo impossibile leggerne i dettagli. Portando invece i file nativi, l’ingrandimento non comporta perdita di definizione, e a quel punto due elementi diventerebbero chiaramente visibili.
Il primo è la presenza, sul tratto stradale teatro dell’incidente, di operatori dell’Amiu intenti a pulire il manto stradale e ad accantonare al margine gli aghi di pino. Il secondo riguarda il segnale stradale di limite di velocità: stando a quanto emergerebbe dall’analisi delle fotografie ad alta risoluzione, su quel cartello non sarebbe presente alcun limite o, quanto meno, il segnale risulterebbe girato, quindi non visibile agli automobilisti e ai motociclisti in transito. Un dato che, se confermato, smonterebbe uno degli elementi su cui si è fondato il ragionamento accusatorio circa la velocità eccedente tenuta da Casale al momento dell’impatto.
Il procedimento penale vede imputati, con l’accusa di concorso colposo in omicidio stradale, l’ingegnere Francesco Patruno, all’epoca dirigente facente funzioni dell’Ufficio tecnico del Comune di Trani, e l’ingegnere Alessandro Guadagnuolo, all’epoca amministratore unico di Amiu Spa, partecipata comunale dell’igiene urbana. La pubblica accusa ipotizza l’omissione della pulizia stradale dagli aghi di pino, condotta che avrebbe concorso a causare la caduta. Lo stesso gip Lucia Anna Altamura, nel disporre il rinvio a giudizio, aveva scritto che «pure a fronte della velocità di guida del Casale, calcolata in circa 90 chilometri orari, le omissioni nella corretta gestione della pulizia del tratto stradale in questione, peraltro notoriamente afflitto dalla presenza di aghi di pino, si ritengono condotte concausative dell’evento».
I due imputati sono difesi dall’avvocato Mario Malcangi (per Patruno) e dall’avvocato Vito Antonio De Palma (per Guadagnuolo). Nell’udienza di discussione la pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove, con la formula «il fatto non costituisce reato». Le difese, a loro volta, hanno chiesto l’assoluzione con formula più ampia, ritenendo che «il fatto non sussiste» o, in subordine, che «l’imputato non ha commesso il fatto».
Nonostante la convergenza tra accusa e difese, il giudice ha ritenuto di non chiudere ancora il cerchio e ha fissato la nuova udienza per l’integrazione probatoria fotografica, le eventuali repliche finali e la lettura del dispositivo della sentenza. La famiglia di Raffaele Casale, persona offesa insieme alla madre e alla sorella e assistita dagli avvocati Marco Santo Alaia, Andrea Manzi e Claudio Cerciello, segue gli sviluppi con un misto di amarezza e speranza, continuando a confidare pienamente nell’operato della giustizia.