il caso
Andria, il Comune non paga l'avvocato: arriva il decreto ingiuntivo e la spesa raddoppia
Il legale aveva seguito un procedimento penale e dopo cinque anni aveva anche accordato uno sconto sulla parcella. Il caso alla Corte dei conti
La richiesta di pagamento di una parcella da parte di un legale nominato dall’ente, ignorata per anni, ha portato al raddoppio dei costi a carico del Comune di Andria. Anzi, ad un aumento di ben oltre il 100%, che salirà ulteriormente considerando che la vicenda non è finita. E così i cittadini di Andria hanno letteralmente buttato via oltre 15mila euro, nonostante gli uffici avessero pure sottoscritto una transazione con l’interessato che avrebbe portato a un forte risparmio per le casse pubbliche.
La vicenda, che avrà un seguito davanti alla Corte dei conti, può essere riassunta così. Nel 2004 un avvocato barese era stato incaricato di rappresentare il Comune di Andria nel procedimento penale che vedeva imputati una serie di dipendenti pubblici. Un processo cominciato davanti al Tribunale di Trani e proseguito in Corte d’appello dove è poi tornato a seguito di una sentenza della Cassazione. Il processo si è chiuso nel 2018, quando l’avvocato presenta al Comune una «specifica» da 24mila euro oltre oneri fiscali.
Il professionista si arma di pazienza, anche perché il Comune di Andria era in stato di pre-dissesto: proprio ad agosto 2018 il Consiglio aveva approvato l’avvio della procedura di riequilibrio pluriennale. I crediti professionali, però, hanno natura privilegiata. Cinque anni dopo, a febbraio 2023, l’avvocato riesce a ottenere dal Comune il pagamento di un acconto da 5mila euro e a luglio gli viene proposta una transazione: deve rinunciare a circa metà del credito, scendendo a 13.704 euro da cui detrarre l’anticipo già ottenuto. L’unica condizione posta era il saldo immediato del dovuto.
L’avvocato emette così la fattura, fiducioso di poter ottenere i suoi soldi. Siamo a luglio 2023. Ma a oltre due anni, a dicembre scorso, nonostante numerosi solleciti e rassicurazioni, il creditore non aveva ancora visto un centesimo: il Comune avrebbe dovuto approvare il saldo come debito fuori bilancio, ma non lo ha mai fatto. E così, ritenendo venuta meno la transazione, l’avvocato si è rivolto al Tribunale di Trani chiedendo - come è suo diritto - il pagamento dell’intero credito: dai 13.500 euro concordati si torna a 24.364 euro oltre spese e accessori. Il giudice, Silvia Sammarco, ha così concesso il decreto ingiuntivo che ha aggiunto ai costi anche le spese della procedura.
Morale della favola. Nonostante avesse stipulato una transazione per 13.500 euro, il Comune di Andria a dicembre ha dovuto pagare 25.000,48 euro più 1.700 euro di interessi, più le spese legali e la registrazione dell’atto, per un totale di 28.737 euro. L’assurdo di questa storia, che la rende pacificamente un danno erariale, è la mancata approvazione del debito fuori bilancio (che è un obbligo di legge), soprattutto perché il credito dell’avvocato era indicato tra le prescrizioni contenute nella delibera 12/2023 della Sezione di controllo della Corte dei conti. E mica è finita qui. Nel 2021 il responsabile dell’ufficio legale del Comune aveva chiesto all’avvocato barese un parere pro-veritate sulla possibilità di rimborsare le spese ai dipendenti coinvolti nel procedimento. Non è stato ancora pagato. E dunque a breve si ripartirà: decreto ingiuntivo, saldo e altro danno erariale.