Domenica 11 Gennaio 2026 | 02:23

Canosa, l'incendio nel centro migranti: «Abbiamo salvato 91 persone, ma non chiamateci eroi»

Canosa, l'incendio nel centro migranti: «Abbiamo salvato 91 persone, ma non chiamateci eroi»

 
Aldo Losito

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Aldo Losito

Canosa, l'incendio nel centro migranti: «Abbiamo salvato 91 persone, ma non chiamateci eroi»

Parlano poliziotti e carabinieri intervenuti nell’edificio: «Sentivamo le urla, accorsi con asciugamani bagnati e mascherine di fortuna»

Sabato 10 Gennaio 2026, 12:01

Dall’Inferno al Paradiso nel giro di pochi minuti. Poteva finire in tragedia l’incendio che ha distrutto l’ex albergo Queen Victoria di Canosa, temporaneamente adibito all’accoglienza di cittadini stranieri. Solo l’intervento di Polizia e Carabinieri ha evitato che nel rogo perdessero la vita i tanti ospiti presenti nell’immobile. Veri e propri eroi in divisa che non hanno minimamente pensato al pericolo che correvano, e si sono gettati tra le fiamme e il fumo per portare in salvo gli extracomunitari rimasti intrappolati all’interno della struttura.

L’allarme era scattato lo scorso martedì 7 gennaio alle 13.20, quando ormai l’incendio aveva avvolto tra le fiamme l’intera struttura. Il rogo era partito da una stanza del primo per poi rapidamente propagarsi agli ambienti circostanti, alimentato dalla presenza di numerosi arredi. All’interno alloggiavano ben 91 extracomunitari regolarmente presenti sul territorio nazionale e inseriti nel sistema di assistenza coordinato dalla Prefettura di Barletta-Andria-Trani. Si tratta di cittadini (in gran parte uomini) di età compresa tra i 19 e i 40 anni, provenienti da Bangladesh, Egitto, Pakistan e Nigeria. I primi ad arrivare sul posto sono stati i poliziotti della Volante Canosa 50 del locale commissariato. «Ci siamo trovati di fronte ad un vero e proprio inferno – raccontano il vice ispettore Giuseppe Adinolfi e l’agente scelto Vito Capogna -. In questi casi, il rischio dell’azione passa in secondo piano, perché di fronte a questa emergenza prevalgono il senso del dovere e il senso civico. In quel momento il nostro compito era di salvare 91 vite umane e ci siamo introdotti dentro la struttura, utilizzando le scale secondarie, perché quelle principali erano ormai avvolte da fumo e fiamme. Abbiamo utilizzato asciugamani bagnati e mascherine di fortuna e abbiamo raggiunto il secondo piano, da dove sentivamo provenire delle urla. Purtroppo non c’era molto dialogo, perché gli ospiti non sapevano parlare in italiano. A quel punto siamo andati stanza per stanza, fino a quando abbiamo trovato l’uomo riverso a terra e privo di sensi. Ce lo siamo caricati sulle spalle e siamo riusciti a salvarlo, anche con l’aiuto dei colleghi Marco Tanzi, Domenico Iacobbe, Riccardo Paradiso, Alessandro Tupputi, Raffaele Sollazzo e Alessandro Di Nicoli».

Subito dopo sono arrivati sul posto le ambulanze del 118 e i Vigili del Fuoco di Barletta, che hanno impiegato circa 6 ore per domare l’incendio. In supporto si è rivelato prezioso anche l’intervento dei Carabinieri della stazione di Canosa. Solo in due sono finiti in ospedale per poi essere dimessi dopo due giorni. «Non è stato semplice – spiega il comandante della stazione, Antonio Carnicelli -. Oltre a far evacuare la struttura, bisognava tenere a freno tutti gli ospiti, perché volevano a tutti i costi rientrare per salvare dalle fiamme documenti e soldi, che avevano nelle loro stanze. Ho personalmente rincorso un cittadino egiziano che era riuscito ad intrufolarsi al primo piano. Con l’ausilio di altri due Carabinieri (Nicola Letterese e Francesco Costanzo) siamo riusciti a portarlo fuori con la forza, e a salvarlo in tempo, perché subito dopo è svenuto per aver inalato tanto fumo. Non è la prima volta che mi capita un intervento del genere. Nel dicembre del 2012 salvai un’anziana signora a Minervino Murge, in una abitazione in cui c’erano 11 bombole pronte ad esplodere. Per quell’intervento ho anche ricevuto la medaglia al valore, ma qui non si tratta di essere eroi, ma di svolgere fino in fondo il proprio lavoro, nel pieno rispetto della divisa che si indossa. La gioia vera è stata nel ricevere l’abbraccio del cittadino egiziano quando sono andato a trovarlo in ospedale».

Dai primi rilievi dei Vigili del Fuoco, sembrerebbe che le fiamme abbiano avuto origine da una stufa elettrica, andando ad escludere al momento ogni ipotesi dolosa. L’intervento delle forze dell’ordine è servito anche a smistare tutti i 91 ospiti in altre strutture, con l’ausilio dei funzionari della Prefettura. Ben 34 sono finiti in tre strutture di Andria, 25 in un altro centro accoglienza di Canosa, 30 a Spinazzola e 2 a San Ferdinando.

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