le indagini

Trani, le truffe dei poliziotti con la legge 104: uno interdetto, no all’arresto per altri due I NOMI

Uno dei tre indagati in 104 avrebbe trascorso vacanza a Barcellona. La truffa allo Stato attraverso false certificazioni con le quali ottenuti senza averne diritto permessi di assistenza previsti dalla legge 104. 

Avrebbe truffato lo Stato attraverso false certificazioni con le quali ha ottenuto senza averne diritto permesso di assistenza previsti dalla legge 104. È per questo che dopo l’interrogatorio preventivo il gip di Trani, Marina Chiddo, ha disposto l’interdizione dal servizio per un vice ispettore in servizio nella questura della Bat, Vincenzo Cassano, 52 anni di Ruvo di Puglia. Per lui e per altri due poliziotti il pm Francesco Tosto aveva chiesto gli arresti domiciliari.

Secondo l’accusa, partita da una segnalazione dell’ufficio sanitario della questura e corroborata da pedinamenti e verifiche telematiche con dispositivi di posizionamento, i tre avrebbero dichiarato di dover assistere familiari disabili ma poi nei giorni di permesso retribuito ottenuti nel 2024 in base alla legge 104 non si sarebbero recati nelle abitazioni dei congiunti con cui - in alcuni casi - avrebbero anche dichiarato di convivere.

L’accusa ipotizza a vario titolo i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Per gli altri due indagati, V.R., 60 anni di Minervino, ispettore del commissariato di Canosa, e F.D.A., 58 anni di Corato, assistente capo in servizio in questura (assistita come Cassano dall’avvocato Antonio La Scala di Bari), il gip pur riconoscendo la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza ha escluso la sussistenza di esigenze cautelari: il primo è infatti in pensione già dal 1 novembre 2024 mentre la seconda è in malattia da oltre un anno e prossima alla pensione.

I tre poliziotti della Bat indagati per truffa aggravata e falso avrebbero usufruito delle giornate di permesso retribuito dedicate ad assistere gli anziani genitori per fare spese personali, commissioni e vacanze. Gli investigatori della Squadra mobile hanno monitorato i tre colleghi per quattro mesi, da giugno a settembre 2024 e hanno documentato 50 giornate di assenze ritenute illegittime, per una truffa stimata in circa 5.300 euro complessivi. L’inchiesta ha portato alla interdizione di sei mesi di uno dei tre indagati. Per gli altri due, un ispettore 60enne e una assistente capo 58enne, la gip del Tribunale di Trani Marina Chiddo non ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari perché il primo è in pensione da novembre scorso e la seconda è in aspettativa per malattia da più di un anno ed è comunque prossima alla pensione. Per tutti e tre la Procura di Trani aveva chiesto gli arresti domiciliari.

I pedinamenti, l’analisi dei tabulati telefonici e delle immagini registrate dalle videocamere, hanno consentito di monitorare gli spostamenti dei tre nelle giornate di permesso retribuito. In tutti i casi non avrebbero prestato assistenza agli anziani genitori, come invece dichiarato. Uno dei tre indagati, l’ispettore 60enne in pensione, avrebbe usufruito di 28 giornate, sette delle quali trascorse in vacanza con la famiglia a Barcellona. A un altro degli indagati sono contestate sei giornate di assenza indebita. Altre sedici giornate di permessi retribuiti illegittimi sono contestate alla assistente capo indagata.

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