il caso
Barletta, pedone investito da auto in viale Ippocrate: «Serve un piano di mobilità sostenibile»
Gigi Cappabianca del Comitato Mobilità Sostenibile torna a chiedere un piano della mobilità urbana condiviso
BARLETTA - L'ennesimo incidente in città che ha coinvolto un pedone (che ha avuto la peggio) con una auto. E' accaduto giovedì in viale Ippocrate e tanto è bastato a Gigi Cappabianca del Comitato Mobilità Sostenibile per tornare a chiedere un piano della mobilità urbana condiviso e magari agli automobilisti la richiesta di fare più attenzioine e soprattutto andare più piano.
«Le auto sono vere e proprie armi – spiega Cappabianca – e in città ne circolano decine di migliaia e 24 ore su 24. Non c’è neanche da verificare la dinamica di questo ultimo incidente che fortunatamente non è stato mortale, cercare attenuanti per pesare la colpa; il pedone sarà sempre la parte debole, quella che dev’essere rispettata innanzi a tutto. Avrebbe potuto attraversare anche fuori dalle strisce per errore, distrazione, fretta; non ci dovrebbe essere mai una situazione di pericolo per strada, e il pericolo viene dagli automezzi, quelle grosse scatole metalliche che non riescono ad andare a passo d’uomo, dove il parabrezza potrebbe avere un riflesso accecante, dove l’autista potrebbe in quel momento stare a cacciare una mosca o cambiare stazione alla radio o, peggio, rispondere al telefono».
L’associazione mostra l'esito dell'impatto: un parabrezza rotto, segno che il colpo non è stato da poco. «Anche a 30 all’ora nell’impatto l’autista rimane illeso e il pedone va in ospedale – sottolinea Cappabianca -. Oggi c’era il sangue per terra su quelle strisce dove anch’io ho subito due volte un incidente, ma non è quello l’incrocio pericoloso, lo sono tutti».
Il Comitato Mobilità Sostenibile nel tempo ha raccolto proposte dalla cittadinanza e ha partecipato alla presentazione della bozza del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile.
«Ma al momento di dover ufficializzare le proposte i proponenti della bozza non si sono più resi disponibili e vane sono state le mail all’assessora dell’epoca e al progettista, che non hanno avuto risposta».