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Il caso

Morte della bracciante ad Andria, ora il processo accelera

Morte della bracciante ad Andria, ora il processo accelera

Trani, la prossima udienza anticipata al 24 febbraio

27 Luglio 2022

Francesco Casula

È stata anticipata a febbraio la prossima udienza del processo per la morte di Paola Clemente la 49enne bracciante di San Giorgio Jonico (Ta) deceduta in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015. Come la Gazzetta aveva raccontato nei giorni scorsi, il 12 luglio il giudice aveva disposto un rinvio di circa un anno fissando l’udienza successiva a giugno 2023 aumentando così il rischio che la vicenda si chiudesse con la prescrizione e la vicenda che aveva indignato l’Italia intera si chiudesse con un nulla di fatto.

Quello stesso giorno però, il pm Roberta Moramarco ha inviato una riservata personale al procuratore di Trani Renato Nitti che, qualche giorno dopo, ha inviato un’istanza al giudice Sara Pedone e al presidente del tribunale di Trani richiedendo l’anticipazione dell’udienza. Nella missiva, il procuratore Nitti fa «espressa istanza di anticipazione della prossima udienza» sia in considerazione del reato contestato che è di omicidio colposo» sia per la «particolare gravità del fatto oggetto del procedimento, reso infatti - ha aggiunto il procuratore - oggetto di approfondimenti da parte di commissione parlamentare, oltre che di straordinaria attenzione mediatica, giustificata proprio dall’allarmante contesto in cui i fatti si sono verificati».

Il tribunale, il 25 luglio scorso, ha disposto l’anticipazione dell’udienza e fissato la nuova data al 24 febbraio 2023, ben quattro mesi prima della data fissata inizialmente.

Alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo, c’è un unico imputato: Luigi Terrone, di Corato, amministratore unico della «Ortofrutta Meridionale Srl» per cui Paola Clemente lavorava in virtù di un contratto di somministrazione con l’agenzia interinale «Info Group Spa»: l’accusa nei suoi confronti è di non aver impedito la morte della bracciante dato che all’Ortofrutta Meridionale, spettavano «gli obblighi di prevenzione e protezione dei lavoratori somministrati». Perché già dalla sua partenza da San Giorgio Ionico, nel Tarantino, dove Paola viveva con la sua famiglia, la donna aveva spiegato di non sentirsi affatto bene. Secondo quanto le sue colleghe hanno raccontato al marito, Stefano Arcuri, aveva chiesto di essere condotta in ospedale, ma la risposta era stata che bisognava arrivare ad Andria e, una volta lì tra le campagne assolate, era stata invitata a sedersi sotto un albero in attesa che i fastidi passassero. La 49enne, però, è morta proprio sotto l’albero e neppure l’arrivo del personale del 118 era servito a salvarle la vita.

La morte di Paola aveva acceso i riflettori sul caporalato e spinto le istituzioni a combattere la schiavitù nei campi. E, oltre al processo per omicidio colposo, la procura di Trani avviò un’inchiesta sulle modalità di reclutamento dei braccianti: oggi sei imputati sono accusati, a vario titolo, di aver sfruttato e intimorito le lavoratrici e lavoratori minacciando di non richiamarli se non avessero accettato quella schiavitù. E se il processo per omicidio colposo ha ottenuto un’anticipazione della trattazione, questo processo sembra tristemente avviato alla prescrizione.

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