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In Puglia e Basilicata

L'ACCESSIBILITA' AL MARE

Trani, transenne e «orsogril» sul litorale di Levante

Trani, transenne e «orsogril» sul litorale di Levante

L'accesso interdetto sul litorale di Trani

Sono comparsi fra il lungomare Mongelli e la seconda spiaggia per occludere una via alla costa «fai da te» ritenuta abusiva e pericolosa

19 Giugno 2022

Nico Aurora

TRANI - Da alcuni giorni, in un tratto di litorale di levante compreso fra lungomare Mongelli e seconda spiaggia, sono comparsi degli orsogril per occludere un accesso al mare «fai da te» ritenuto abusivo e pericoloso per la pubblica incolumità. Si tratta di una interdizione che reca con sé anche un castello della Guardia costiera, che ne richiama una vecchia ordinanza, tuttora vigente, e raffigura l’intera zona come vietata la balneazione per pericolo di crollo. Interdizione, ma non sequestro nell’assenza di sigilli apposti da parte della polizia giudiziaria. Prima delle grate antiscavalco, la Polizia locale aveva collocato delle transenne che, però, risultavano facilmente amovibili e pertanto non avevano sortito alcun effetto dissuasivo rispetto al desiderio di molti di andare al mare proprio lì, in quanto zona poco frequentata e dalle acque cristalline.

Quello che però è clamorosamente emerso nelle ultime ore, è che al di là dell’odierna protezione c’è una scaletta in cemento completamente nuova, realizzata soltanto nei giorni scorsi: l’ha fotografata uno dei tanti podisti che attraversano quel tratto frequentemente, per la corsetta di primo mattino. «Prima che arrivassero transenne e orsogril - racconta il signor Alfonso - avevo notato degli strani movimenti. Era il 31 maggio, alle 5:20, e c’erano un furgoncino, due operai ed un’altra persona che dava loro delle indicazioni. La circostanza mi apparve quanto meno strana, in considerazione dell’orario, e non capivo esattamente cosa stessero facendo. Però notai che si fermarono al mio passaggio - prosegue il podista -, ed altrettanto fecero al mio ritorno».

Il giorno successivo Alfonso tornò a correre passando anche da lì: «Trnai sul posto, non c’era nessuno e mi affacciai per vedere cosa eventualmente avessero fatto quelli del giorno precedente: fu lì che mi accorsi della presenza di una base di cemento fresco ed una scalinata in materiale lapideo che partiva dalla strada sterrata e raggiungeva gli scogli. A distanza di una settimana ho trovato nastri e transenne ed il richiamo ad una già esistente ordinanza della Guardia costiera che risale al 2014 e interdice l’area per la presenza di noti pericoli di crollo».

Cosa sia potuto accadere si può genericamente ipotizzare, a cominciare dalla pretesa di qualcuno di realizzarsi una comoda discesa al mare. Ma c’è chi riferisce anche di avere visto da quelle parti degli strani movimenti, e in particolare un uomo di nazionalità straniera che si posizionava alla sommità di quell’accesso, anche prima della realizzazione della nuova scaletta, probabilmente per spacciare sostanze stupefacenti. Forse non è un caso che, su uno dei massi collocati accanto al varco, sia stata rilasciata con lo spray una scritta più che eloquente: «Dio c’è».

Allo stato la Polizia locale non è intervenuta con altri provvedimenti restrittivi, né tanto meno lo hanno fatto altri organi di polizia giudiziaria. Nelle scorse settimane Guardia di finanza e Guardia costiera avevano invece posto sotto sequestro alcuni compendi demaniali, nei pressi del Ponte Lama, ai danni di tre proprietari di altrettante ville. Nei giorni scorsi, però, il Tribunale del riesame ha restituito loro ogni cosa, annullando il provvedimento di sequestro. Appare, dunque, altrettanto doveroso che gli organi competenti facciano chiarezza anche su questo nuovo manufatto realizzato sulla falesia, quasi certamente senza alcuna autorizzazione nell’assenza di un minimo cartello di cantiere, senza un corrimano che renda sicura la discesa al mare e senza, soprattutto, la certezza che quella scala sia stabile, poiché poggiata su un costone a rischio crollo. Trani è stata già troppe volte ferita dagli abusi sul mare, spesso anche su grande scala come per esempio lo stravolgimento della costa di ponente a seguito dello scarico dei detriti lapidei delle aziende della lavorazione della pietra. Ed a levante si è assistiti quasi impotenti all’occlusione di numerosi accessi al mare con cancelli, nonché cabine in laterizi sugli scogli.

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