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Barletta, tradito dai video su Tik Tok torna in carcere il capo clan

Barletta, tradito dai video su Tik Tok torna in carcere il capo clan

Era stato messo ai domiciliari ma non ha resistito a postare sui social alcuni video con altre persone e con una grande quantitativo di denaro probabile provento di attività illecita

17 Maggio 2022

Redazione online

BARLETTA - Scarcerato poco più di un mese fa, il promotore di una delle principali organizzazioni criminali sul territorio di Barletta, (D.R. le sue iniziali), meglio conosciuto negli ambienti malavitosi con lo pseudonimo di “tucchett”, non resiste al fascino dei social network e pubblica alcuni video su Tik Tok, violando le prescrizioni connesse alla misura cautelare degli arresti domiciliari che vietano, tra l’altro, la possibilità di comunicare con qualsiasi mezzo – compreso il telefono e i social network – con persone diverse dai conviventi.

Per questo i Carabinieri del N.O.R. – Sezione Operativa della Compagnia di Barletta, dopo aver denunciato la pubblicazione dei video alla autorità giudiziaria, hanno eseguito l’ordinanza di sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con quella della custodia cautelare in carcere, disposta dalla Corte di Appello di Bari – III Sezione Penale.

I numerosi video postati sul social network, tutti con un sottofondo neomelodico, ritraggono l’arrestato in compagnia di altri soggetti. In uno di questi, l’uomo vanta addirittura il possesso di un ingente quantitativo di denaro in contanti, verosimilmente provento di attività illecita. L’indagato è stato arrestato nell’agosto del 2019, all’esito di un’articolata e complessa attività investigativa, operazione denominata “Gargano”, svolta dai Carabinieri della Sezione Operativa di Barletta, poiché ritenuto elemento di spicco della criminalità organizzata barlettana nonché il capo e il promotore di uno dei clan egemoni sul territorio, dedito alle attività di narcotraffico nel territorio del Gargano e nel Nordbarese mediante l’importazione di sostanza stupefacente del tipo “cocaina” dall’Olanda.

La sua figura emerge investigativamente dai contatti finalizzati alle plurime forniture di ingenti quantitativi di cocaina provenienti dal capo clan della frangia garganica della malavita organizzata (S.T. le sue iniziali), coinvolto nella strage di San Marco in Lamis in cui furono trucidati a colpi di kalashnikov il boss Romito, suo cognato e due ignari agricoltori. Il capo clan garganico (S.T.) venne a sua volta assassinato ad Amsterdam nel settembre 2017 da un broker internazionale di sostanze stupefacenti, in seguito divenuto collaboratore di giustizia e trasferito in Italia grazie all’intermediazione di Eurojust ed agli accordi bilaterali con le autorità olandesi.

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