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barlettaUna delle definizioni del gioco del Risiko suona così: «Scopo del gioco è il raggiungimento di un obiettivo predefinito, segreto e diverso per ciascun giocatore, che può consistere nella conquista di un certo numero di territori, nella conquista di due o più continenti o nell'annientamento di un giocatore avversario».
Prendete questa definizione e adattatela al «caso Barletta» ovvero alla surreale crisi politico-amministrativa in atto, con le dimissioni rassegnate dal sindaco Mino Cannito lunedì 6 agosto, a meno di due mesi dalla sua elezione avvenuta domenica 10 giugno.
Il primo cittadino ha tempo fino al 26 agosto per formalizzare il suo ripensamento o per rendere efficace e senza più ritorno la decisione di lasciare. L’esito di questa partita, va da sè, è legato anche (non solo, naturalmente) allo scioglimento del nodo della presidenza del Consiglio comunale, che si porta poi dietro il riassetto della Giunta frettolosamente varata sabato 30 giugno, dopo la clamorosa rottura fra i 12 consiglieri (sindaco compreso) e l’allora «gruppo dei 9» (poi sceso a 8) di una «maggioranza» molto aritmetica e quasi per nulla politica.
Perché la definizione del risiko calza a pennello per il caso barlettano? Perché, ad oggi, l’esito della contesa per la presidenza appare parente molto stretto del caro «1, X, 2» del Totocalcio del tempo che fu, con i giocatori che seguono più filoni, anche a insaputa degli avversari-alleati, all’occasione.
E così non c’è da stupirsi, se, parallelamente alle quotazioni di un presidente indicato dalle minoranze e condiviso dai sostenitori del sindaco (oggi complessivamente 13, Cannito compreso), salgano pure le probabilità di successo di una ricomposizione tutta interna alla maggioranza, con il «gruppo degli 8» che si ridurrebbe a quota 3. Tale ricomposizione (pontieri e genieri sono in servizio permanente effettivo) avverrebbe anche e soprattutto con l’ingresso in Giunta di un rappresentante indicato dai tre consiglieri della Lista Cannito sindaco (Ruggiero Dicorato, Pino Rizzi e Adelaide Spinazzola), oggi ricompresi nel novero dei dissidenti. Solo che la richiesta iniziale (per Giovanni Alfarano o suo cognato Ruggiero Passero) è per il ruolo di vicesindaco. La qual cosa comporterebbe la «retrocessione» di Marcello Lanotte (Scelta popolare) al ruolo di assessore semplice. E per lui, una vecchia militanza con lo stesso Alfarano nelle fila del centrodestra, sarebbe uno smacco difficile da digerire. Né, c’è da pensare, che Cannito possa riservare un trattamento simile all’ex assessore della Giunta Cascella, alleato della prima ora, dimessosi dal Consiglio per entrare nell’Amministrazione. Più facile allora che sia la stessa Lista Cannito sindaco ad indicare il presidente dell’assemblea (Ruggiero Dicorato?) o che la scelta possa ricadere su Antonello Damato (Iniziativa democratica) o, con opportune compensazioni in Giunta e nella Barletta servizi ambientali per gli autori dell’eventuale «passo indietro», su Sabino Dicataldo (Buona politica), il primo nome indicato dal sindaco.
Non va ancora scartata poi l’ipotesi che a fare fumare il calumet della tregua post elettorale possa essere il caporuppo Pd, Dino Delvecchio. Per ora, sullo sfondo dello scontro al calor bianco fra i consiglieri regionali Ruggiero Mennea e Filippo Caracciolo, si assiste a un fuoco di sbarramento verso l’ipotesi, anche a copertura delle marcate divisioni all’interno del grupo consiliare Pd. Proprio per questo, il Pd potrebbe risolversi a fare una apertura al candidato presidente 5 Stelle (sarà sempre Antonio Coriolano o diverrà Maria Angela Carone, consigliere anziano?). E pensare che l’indicazione di Delvecchio potrebbe mettere d’accordo il Pd «ufficiale» e le succursali liste Emiliano, coprendo così le contraddizioni del ruolo uno e bino del governatore della Puglia, ispiratore delle civiche e nel contempo esponente nazionale del Nazareno.
Sia come sia, Michelangelo Acclavio (Coordinamento cittadino Movimento Democratico e Progressista, alleato del Pd alle elezioni, ma senza rappresentanza consiliare) apre alla candidato presidente 5Stelle: «Si opti per una soluzione che possa trovare unite le opposizioni, anche eventualmente convergendo sulla proposta già in campo offerta dal Movimento 5 Stelle prima forza politica della città».
La pausa (apparente) di Ferragosto risolverà il risiko?

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