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Operazione Macchia Nera

Caporalato, revocati gli arresti e i dissequestrati di beni

Secondo quanto riferito i tre indagati hanno parzialmente ammesso le accuse

caporalato

Il gip del Tribunale di Bari Rosanna de Cristofaro ha revocato gli arresti domiciliari ai tre presunti caporali coinvolti nell'indagine «Macchia nera» sul presunto sfruttamento di braccianti agricoli nei campi pugliesi di uva e ciliegie del sud barese. Dopo l’interrogatorio di garanzia nel quale i tre indagati hanno parzialmente ammesso le accuse, il giudice ha sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari con l’obbligo di dimora, valorizzando il loro atteggiamento collaborativo e resipiscente. Sono stati anche dissequestrati i beni, del valore di circa un milione di euro, perché gli indagati, difesi dall'avvocato Salvatore Campanelli, hanno dimostrato che i redditi dichiarati erano proporzionati ai beni in possesso.

Sono tornati quindi in libertà la presunta caporale Maria Macchia, incaricata di reclutare i braccianti e segnare le presenze, l’amministratore e l’addetto alla contabilità dell’azienda agricola Extrafrutta di Bisceglie, Bernardino Pedone e Massimo Dell’Orco, accusati di aver pagato per anni 2 mila braccianti agricoli a circa 2 euro e 50 l’ora, facendoli lavorare fino a 14 ore consecutive. A tutti loro la Procura di Bari contesta i reati di associazione per delinquere, caporalato, estorsione, truffa ai danni dell’Inps e autoriciclaggio. Il giudice ha, inoltre, revocato l’obbligo di dimora disposto nei confronti di altri quattro indagati, tutti familiari della donna, che secondo l’accusa avevano il compito di raccogliere il denaro dai braccianti.

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