Martedì 23 Aprile 2019 | 06:00

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Nel Foggiano: 12 indagati da Dda

Rifiuti «tombati» in una spiaggia
sequestri per 7 mln a ditte Barletta

L'accusa: 50mila metri cubi di «speciali» a Margherita di Savoia in un'area in località Cannafresca

carabinieri Noe

Avrebbero smaltito illecitamente circa 50 mila metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi su un’area di oltre due ettari sottoposta a vincolo paesaggistico a ridosso di una spiaggia di Margherita di Savoia, in località Cannafresca.
Per i reati di traffico organizzato di rifiuti, deposito, smaltimento e trasporto illecito di rifiuti, i carabinieri del Noe di Bari con i colleghi dei reparti operativi di Bari e Foggia, hanno eseguito un sequestro preventivo del valore di circa 6,7 milioni di euro nei confronti delle società «Gruppo Edile Ziri Srl» e «Eco Italia Srl», entrambe di Barletta.
Alle due società sono stati sequestrati centri commerciali, villette sul mare e locali commerciali corrispondenti al valore stimato del risparmio ottenuto per il mancato conferimento del rifiuto in discarica. I fatti contestati risalgono agli anni 2011-2016. Nell’inchiesta coordinata dalla Dda di Bari sono indagate 12 persone.

ECOMAFIA, PUGLIA TERZA PER REATI - La Puglia si conferma al terzo posto tre le regioni italiane per reati ambientali, con 3.119 infrazioni accertate nel 2017, il 10,4 per cento sul totale nazionale, 982 sequestri effettuati, 3.316 persone denunciate e 65 arresti. Sono i dati contenuti nel Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente illustrati a Bari, in un incontro con i giornalisti, dal presidente Legambiente Puglia Francesco Tarantini, dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Renato Nitti, dal gen. Danilo Mostacchi, comandante Regione Carabinieri Forestale Puglia e dal col. Savino Raimo, capoufficio del Comando Roan della Guardia di Finanza Puglia.

AL PRIMO POSTO IL TRAFFICO DI RIFIUTI - I settori su cui maggiormente si concentrano gli illeciti ambientali sono quelli legati al ciclo di rifiuti (677 infrazioni, il 9,3 per cento del totale nazionale), al ciclo del cemento (418 infrazioni accertate, il 10,7 per cento del totale nazionale), al racket del animali (946 illeciti, il 13,5 per cento del totale nazionale), all’archeomafia, l’aggressione criminale al patrimonio artistico e archeologico, con 38 furti di opere d’arte. «La corruzione - si legge nel rapporto - è sicuramente il peggior nemico dell’ambiente». Dal 2010 al 31 maggio 2017, in Puglia ci sono state 30 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 194 persone arrestate, 349 denunciate e 41 sequestri effettuati.

In particolare nel settore del ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia resta al secondo posto, con 317 sequestri effettuati nel 2017, 811 persone denunciate, 33 arrestate. Foggia è la provincia più colpita, seconda nella classifica provinciale, con 202 infrazioni. La Puglia, evidenzia il rapporto, rimane la base logistica per traffici internazionali di rifiuti. Gli accertamenti di Guardia di Finanza, Carabinieri, Carabinieri Forestali Capitaneria di Porto hanno consentito di sequestrare milioni di tonnellate di rifiuti smaltiti illecitamente.

IN 16 ANNI 71 INCHIESTE - Dal 2002 al 31 maggio 2018 le Procure pugliesi hanno avviato ben 71 indagini contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, il 16,5 per cento del totale nazionale, che hanno portati a 197 arresti, 534 denunce e migliaia di sequestri. Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia scende dal secondo al terzo posto, con 250 sequestri, 464 persone denunciate e 20 arrestate, soprattutto per villette, lidi, ristoranti e campeggi costruiti direttamente sulla sabbia. "Nella nostra regione - dice Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia - gli interventi di abbattimento continuano ad essere pochi e sporadici, anche se va meglio nel Salento. Occorre completare la rivoluzione avviata con la legge sugli ecoreati per rendere ancora più efficace la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. È fondamentale - conclude Tarantini - che siano approvate quelle norme che ancora mancano all’appello, a partire da una legge che semplifichi l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive».

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