Martedì 26 Gennaio 2021 | 16:35

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L'imprenditore Dagostino

Inchiesta outlet, il «re» barlettano presenta carte false ai giudici per tornare libero

Dopo gli arresti per reati fiscali, il pm smaschera l'uomo esibendo un verbale di assemblea societario non veritiero

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Il tribunale di Firenze

Davanti al tribunale del riesame di Firenze oggi il pm Christine von Borries ha reso nota l'esistenza di un falso verbale di assemblea per opporsi alla richiesta di liberazione dagli arresti domiciliari dell’imprenditore pugliese Luigi Dagostino, 51 anni, il 're degli outlet' che la procura indaga in più inchieste, una delle quali, peraltro, coinvolge i genitori di Matteo Renzi, Tiziano Renzi e Laura Bovoli, estranei comunque a questa parte di indagini.

Dagostino è ai domiciliari dal 13 giugno per un filone dedicato a presunti reati fiscali, in particolare per accuse di evasione delle imposte sui redditi e dell’Iva legati a fatture false. Fatture emesse da sue società per operazioni che la procura ritiene inesistenti e che stima in un totale di circa 10 mln di euro in cinque anni. Su questo fronte, che ha portato Dagostino ai domiciliari, il suo difensore, avvocato Alessandro Traversi, ha presentato ricorso al riesame. E oggi, in udienza, chiedendo ai giudici la liberazione, ha sottolineato che si tratta di fatture ormai vecchie, del periodo 2012-2015, e che Dagostino ha comunque già attuato un 'ravvedimento operosò da 3,7 mln di euro con l’Agenzia delle Entrate per sanare la sua posizione fiscale. Inoltre, sempre la difesa, Dagostino ha incaricato uno studio tributario di integrare quel 'ravvedimentò già oneroso con altri versamenti al fisco come risulti dovuto.

Ma il pm von Borries, presente in udienza, non solo ha messo in evidenza la gravità dei reati fiscali contestati ma, riferendosi a un’altra inchiesta che lei stessa coordina e che coinvolge sempre Dagostino per la società Nikila Invest, ha svelato che la guardia di finanza durante intercettazioni del maggio scorso ha ricostruito che due professionisti, un commercialista e un avvocato tributarista, avevano redatto un verbale di assemblea della Nikila Invest con data retroattiva per giustificare un passaggio di denaro.

Riguardo al verbale falso, il pm ha fatto riferimento all’inchiesta per appropriazione indebita e autoriciclaggio che riguarda l’operazione immobiliare di Villa Banti a Firenze dove risultano indagati Dagostino e la compagna Ilaria Niccolai. Il verbale falso, a data 31 ottobre 2016, doveva servire a giustificare il passaggio di denaro (1.690.000 euro) da una società all’altra, dalla Nikila Invest alla Syntagma, entrambe controllate da Dagostino, e quindi anche la proprietà dell’immobile grazie ai denari così spostati. Passaggio che, però, senza l’autorizzazione dell’assemblea dei soci non è lecito anche se il titolare delle aziende è lo stesso. Nella vicenda Villa Banti fu anche messa sotto sequestro il 22 agosto 2017. Ora emerge che i due professionisti, che avrebbero predisposto il finto documento - il commercialista Federico Ariano e l’avvocato Matteo Faggioli - sono indagati per favoreggiamento reale. Secondo il pm von Borries i due hanno agito su impulso di Dagostino. Quindi, pur essendo questa altra inchiesta distinta rispetto a quella per fatture false da 10 mln totali, il pubblico ministero ha evidenziato che il profilo di Dagostino è tale da dover confermare la misura degli arresti domiciliari per pericolo di reiterazione del reato.

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