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Mogol a Matera: il talento da solo non basta

Mogol a Matera: il talento da solo non basta

Mogol a Matera: il talento da solo non basta

 
Mogol a Matera: il talento da solo non basta

Giovedì 04 Marzo 2010, 11:24

02 Febbraio 2016, 21:29

È il paroliere che con i suoi testi è riuscito ad emozionare intere generazioni a partire dai primissimi anni Sessanta fino ad oggi, dando un notevole contributo alla musica leggera italiana. Il suo nome è quasi sempre ricordato per il lungo e fortunato sodalizio artistico con Lucio Battisti, ma è bene citare anche le collaborazioni con Caterina Caselli, i Dik Dik Fausto Leali, Gianni Morandi, Bobby Solo e Little Tony. 

Stiamo parlando di Giulio Rapetti Mogol che è stato a Matera per la seconda edizione del seminario formativo “Basilicata Rock-Basilicata Pop” organizzato dal Centro Europeo Tuscolano e finanziato dalla Regione. In queste giornate, tenutesi dall’1 al 3 marzo al Piccolo Duni, i cinquanta partecipanti lucani hanno avuto l’occasione di esibirsi mostrando le proprie capacità artistiche e musicali ed essere così indirizzati lungo un percorso non privo di ostacoli. 

E a questi giovani “sognatori” Mogol ha indicato una ricetta fondamentale per lasciare un segno nel complesso e artificioso scenario dello show business: «Studio, applicazione e analisi dei testi. Il talento – dice Mogol – da solo non solo basta, ma deve essere legato in maniera indissolubile al fattore culturale. Per fare un esempio Giotto è stato un grandissimo pittore ma probabilmente non sarebbe diventato tale se non avesse studiato dal Verrocchio». 
Cosa ne pensa di talent show come Amici e X Factor? 
«Sono scuole – ribatte – che non assolvono a un compito didattico. In più danno vita a un meccanismo che ammazza la musica e la creatività ». 
Eppure da questi programmi sono usciti i vincitori di Sanremo, lo scorso anno Marco Carta e quest’anno Valerio Scanu, entrambi da Amici. 
«Premesso che non ho visto il Festival perché ho preferito le partite di calcio, posso dire con tutta onestà che la loro vittoria deriva non dal fatto che vengano premiate canzoni di qualità, ma la visibilità. Questa è l’era dell’auditel, per cui tutto è finalizzato all’intrattenimento, ai dati di ascolto e non alla produzione musicale di un certo livello». 
È finita l’epoca d’oro della canzone italiana? 
«Non completamente – risponde –. È vero che la musica italiana ha raggiunto i suoi massimi livelli tra gli anni Settanta e Novanta, però ancora oggi c’è qualche artista in grado di comporre musica e testi di qualità. Lo scorso anno ho assegnato il Premio Mogol alla canzone “Luca era gay” di Povia, un testo molto intenso e di forte impatto, criticato da quella schiera di integralisti che non permettono la piena libertà di espressione». 
Mogol è anche fondatore del Centro Europeo Tuscolano frequentato, tra gli altri, da Arisa. 
«È un’artista straordinaria – sottolinea – e il successo che sta riscuotendo è meritato. Lei è la dimostrazione di come lo studio abbinato alla passione porti a buoni risultati».
di CARMELA COSENTINO
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