Mercoledì 14 Novembre 2018 | 21:38

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NINNI PERCHIAZZI

Insediamento di largo Pacha dedicato ad ospitare i migranti, l’addio al progetto è definitivo. Dopo lo stop in consiglio comunale - ritirata la variante urbanistica propedeutica all'allestimento dell'area nei pressi delle piscine comunali -, adesso viene reso noto l’accordo tra Prefettura e Comune, che da un lato blocca il sorgere di nuovi centri di accoglienza per raggiunti limiti (il Cara di Palese è circa a quota 1.200 ospiti), dall’altro destina i container previsti per largo Pacha ai Comuni della provincia.
Bari infatti avrebbe già valicato la soglia critica stabilita dal nuovo piano nazionale di riparto in tema di accoglienza voluto da Anci e ministero dell'Interno, che prevede l’ospitalità fino ad un massimo di 2,5 migranti ogni mille abitanti per ciascun Comune. «Vi è un limite anche alla presenza di migranti sui nostri territori - afferma la consigliera Irma Melini (Misto-FI) -, i container a Largo Pasha sarebbero stati in contrasto col nuovo piano di riparto, che tra l’altro garantisce ai Comuni virtuosi, con misure di rete Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati - n.d.r.) già attive (un centinaio di presenze), di essere esclusi da gare finalizzate ad acquisire nuove strutture».

«Così il ritiro della variante urbanistica per la temporanea ospitalità dei migranti (zona piscine comunali) ha sancito che il prefetto non potrà più imporre a Bari delle misure di accoglienza straordinaria» dice ancora Melini, a cui fanno eco i colleghi di opposizione Fabio Romito (Misto-Cor), Giuseppe Carrieri (Impegno civile) e Filippo Melchiorre (Fd’I).
«Alla fine anche l'Amministrazione ha condiviso i nostri dubbi - scrivono in una nota - finalizzati ad impedire una scellerata decisione. Allocare in una zona a già forte degrado sociale l'ennesima fonte di disagio era uno schiaffo inaccettabile al diritto che hanno tutti i cittadini baresi di sperare il meglio».
«D'altronde - incalza Melini citando l’accordo prefetto-sindaco di Bari - si è posta la necessità di una riconsiderazione del fenomeno migratorio, evento costante ed in continua crescita, in grado di innescare reazioni di paura e rabbia nella popolazione residente».
L’accordo stabilisce quindi che i container (già acquistati) saranno destinati «ai Comuni dell'Area Metropolitana individuati dalla Prefettura», ma che che non hanno attivato la rete «Sprar».

«Adesso la nuova sfida, per cui ho chiesto in Aula l'impegno di Decaro - afferma sempre Melini -, deve essere la riduzione delle presenze nel Cara di Palese, da anni oltre ogni capacità strutturale ed umana. È chiaro che se da un lato la clausola di salvaguardia ci permetterà di non avere più strutture straordinarie sul territorio, dall'altro il criterio di proporzionalità al 2,5% consentirà anche di ridurre il numero di migranti e di fare accoglienza in strutture assistite».
La chiusura della consigliera di opposizione è sui Centri di identificazione ed espulsione (Cie). «Non possiamo permettere che nessuna città italiana veda riaprire un Cie, che sono una contraddizione in termini poiché è sempre più difficile identificare i migranti ed è ancor peggio immaginare di rimpatriarli senza accordi bilaterali certi».

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