Venerdì 20 Marzo 2026 | 12:16

Turi, la lettera dai detenuti del carcere: «Qui troppa droga, molti di noi non c’entrano. Ma non possiamo fare i controllori»

Turi, la lettera dai detenuti del carcere: «Qui troppa droga, molti di noi non c’entrano. Ma non possiamo fare i controllori»

Turi, la lettera dai detenuti del carcere: «Qui troppa droga, molti di noi non c’entrano. Ma non possiamo fare i controllori»

 
Turi, la lettera dai detenuti del carcere: «Qui troppa droga, molti di noi non c’entrano: ma non possiamo fare i controllori»

I reclusi, quelli attenti alla buona condotta, lamentano un clima di tensione. E chiedono il rispetto delle giuste misure premiali e alternative: «Non si può fare di tutt'erba un fascio»

Venerdì 20 Marzo 2026, 10:32

10:33

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera dai detenuti reclusi nella casa di reclusione di Turi.

Nei giorni scorsi si sono incontrati il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bari, dott.ssa Rubino, ed una delegazione di otto detenuti insieme con il Garante regionale dei detenuti, dott. Rossi. Tale incontro era stato sollecitato con una lettera inviata qualche settimana prima a firma di tutti i detenuti della Casa di Reclusione di Turi. In tale lettera invitavano la dottoressa Rubino a prendere atto delle problematiche alla base del malcontento che regna tra i reclusi, soprattutto a causa di un atteggiamento eccessivamente sanzionatorio e giustizialista da parte del magistrato di sorveglianza assegnato alla Casa di Reclusione di Turi.

L’incontro si è aperto con un discorso della direttrice del carcere con un richiamo forte al comportamento dei detenuti. «Non è possibile che la Casa di Reclusione di Turi diventi una piazza per lo spaccio di stupefacenti», le parole pronunciate dalla direttrice alla presenza degli esponenti delle istituzioni. La direttrice ha sostanzialmente fatto intendere che fino a quando le cose non cambieranno l’atteggiamento della direzione e del magistrato di sorveglianza non cambieranno.

A queste parole i rappresentanti dei detenuti replicavano con un ragionamento molto semplice: «Non si può fare di tutta un’erba un fascio». Questo tipo di atteggiamento punitivo nei confronti di tutti a causa di pochi elementi colpevoli, è comprensibile da un punto di vista emotivo in chi è deputato al mantenimento dell’ordine e della giustizia in questa casa di reclusione. Tuttavia, questo tipo di reazione collide palesemente con il principio di equità e di serenità di giudizio che deve animare la professione del magistrato. Inoltre, se è vero, come è vero, che il comportamento del detenuto ed il suo percorso all’interno del carcere è condizione imprescindibile ai fini del suo reinserimento nella società, tale comportamento dovrebbe essere tenuto in debito conto da parte del Magistrato di sorveglianza, al fine di concedere sia i benefici di legge sia le misure alternative alla detenzione in carcere.

I detenuti del carcere di Turi non chiedono clemenza, ma solo la corretta applicazione delle vigenti norme di legge. Né, d’altra parte, appare proponibile la richiesta da parte della direttrice, che ciascuno di noi si faccia portavoce nei confronti dei detenuti colpevoli, invitandoli a cambiare il loro comportamento. A questa proposta i delegati dei detenuti hanno risposto che appare improponibile una paradossale assunzione di ruolo di controllore da parte di un detenuto nei confronti di un altro. In conclusione, l’unico dato positivo di questa riunione nasce dall’atteggiamento equilibrato, sereno e disponibile della dottoressa Rubino, la quale ci ha invitati ad attendere, certa di una evoluzione in senso favorevole della questione, garantendo un controllo ed una verifica puntuale di eventuali motivi di contestazione in futuro.

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