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criminalità

Bari, preso il maestro
dello «scippo dolce»

Reati da strada Esperto nello sfilare collanine. L'ultimo colpo ripreso dalle telecamere di sicurezza

Bari, preso il maestro dello «scippo dolce»

Luca Natile

Quando lo scippo diventa creatività, espressione estetica, poggiando su una tecnica collaudata e una abilità acquisita con lo studio e la pratica.

La destrezza con la quale, il cinquantaduenne Leonardo Marangi, già avvezzo all’arte dello «strappo dolce», con trascorsi che lo collocano all’interno di scenari di criminalità organizzata, l’altra mattina ha scippato la collanina a una attempata signora, mentre questa si apprestava ad attraversare la strada, all’incrocio tra via Toma e via Benedetto Croce, è frutto di una predisposizione innata certo ma anche di un lungo praticantato per le strade del centro. L’ultima volta che il signor Leonardo Marangi, ha dato prova della sua riconosciuta destrezza nello sfilare collanine, era il primo aprile dello scorso anno. Le telecamere di un supermercato lo hanno ripreso mentre in precario equilibrio su uno scooter di proprietà della figlia, riusciva a sfilare dal collo di una anziana signora un prezioso pendaglio.

La vittima insieme al marito non ebbe alcuna esitazione alcune ore dopo nell’identificarlo davanti ai « falchi» della Squadra Mobile. Per monetizzare «in tempo reale» il colpo, Marangi si era presentato con il bottino in un Compro oro, salvo poi restituire il maltolto e invocare clemenza. Arresto in «quasi» flagranza, domiciliari, processo con rito abbreviato e pena mitigata grazie alla difesa del suo legale, l’avvocato Nicola Oberdan Laforgia che al giudice fece presente l’instabilità emotiva e psicologica del suo assistito, documentata da una perizia medica. L’altra mattina, diciannove mesi dopo quei fatti, Marangi è caduto nuovamente in tentazione. Anche questa volta però gli è andata male. Dopo aver ascoltato il racconto della vittima, i «falchi», poliziotti in stile Frank Serpico che vivono costantemente per strada, sulle loro moto tra la gente e conoscono la città meglio di chiunque altro, operando sotto le direttive del capo della Mobile, Luigi Rinella e del dirigente della sezione «Crimine diffuso», il vice questore aggiunto Vittorio Di Lalla, sono andati a Japigia e hanno bloccato Marangi mentre stava rincasando. Il loro fiuto investigativo non li ha traditi.

L’uomo aveva addosso ancora la collanina. La donna lo ha riconosciuto. A supporto dell’accusa, anche questa volta c’è il film «in presa diretta» dello scippo, registrato da alcune telecamere piazzate in via Benedetto Croce e via Toma. Prove che verranno presentate al gip durante l’udienza di convalida dell’arresto. Il nome di Marangi compare nella maxi inchiesta «Domino» culminata il 30 novembre del 2009 con l’arresto di 83 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura, riciclaggio, turbativa d'asta e traffico internazionale di droga. L’inchiesta portò anche al sequestro di beni per 220 milioni di euro. Leonardo Marangi è legato da vincoli di parentela alla famiglia Lafirenze, collegata a sua volta alla famiglia del «padrino» Savino Parisi. Vincoli di parentela che in passato hanno generato anche legami di complicità.

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