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ufficialmente riconosciuta

La storia di Adele e Nicoletta
la prima unione civile a Bari

La storia di Adele e Nicolettala prima unione civile a Bari

FRANCESCO PETRUZZELLI

Questa volta i bouquet della sposa sono due. E hanno i colori dell’arcobaleno. Intorno c’è una famiglia allargata. Mamme e sorelle emozionate, bambini che sorridono ai flash dei fotografi con l’infantile inconsapevolezza di un momento storico da raccontare poi ai posteri. Ci sono due donne, l’ufficiale di stato civile è donna, così come quella «promessa di matrimonio» burocraticamente declinata in «dichiarazione di volontà». Volontà di cosa? Di ottenere un riconoscimento, seppur minimo, dallo Stato dopo aver passato un pezzo di vita insieme senza diritti. Per l’esattezza nove anni, in questa storia barese che potrebbe essere la trama di un film alla Ferzan Ozpetek. Con una suocera, la signora Alba, che nella sua elegante saggezza avverte: «Spero che questa storia abbia la sua risonanza mediatica non perché si sposano due persone dello stesso sesso, ma perché sono due persone che si amano. L’amore non ha sesso, non ha colori».

«E la dignità di un individuo deve essere prima rispettata dal suo nucleo familiare se vuole essere rispettata anche all’esterno» ripete più volte allontanando con la mano uno scarabeo (per gli egiziani simbolo di resurrezione) posatosi sulla collana. Un monito insomma a quei genitori che non accettano ancora la diversità dei propri figli. Di famiglie adesso ce ne sono due attorno ad Adele Colangelo e Nicoleta Verderame, la prima coppia gay di Bari che ha detto «sì», in formato unione civile, su un atto ufficiale stampato con tanto di stemma municipale. Con un impegno: presentarsi il prossimo 2 ottobre al Fortino Sant’Antonio per la definitiva costituzione giuridica davanti a un officiante d’eccezione, l’assessore ai Servizi Demografici Angelo Tomasicchio «perché lui per noi ha fatto tanto».

Nicoleta (di origini spagnole) capelli neri, 44 anni e con al suo fianco la figlia dodicenne avuta dal precedente matrimonio, è emozionatissima. «Ho le mani sudate, mi manca l’aria” ripete più volte in quel suo vestino con una frase in inglese non banale. Tradotta recita “se non ci provi mai, non volerai mai». Ora questo piccolo volo nel futuro parte alle ore 11 e 25 di un lunedì settembrino, dalla pista di un piccolo ufficio al primo piano dell’Anagrafe di largo Fraccacreta, mentre un ufficiale di stato civile ripete la formula di rito. «Ero emozionata per le signore, ma avevo anche paura di sbagliare perché è il primo documento di questo genere» confiderà poi.

Nicoleta e Adele, conosciute per caso nove anni fa, nella notte di Natale del 2011 si scambiarono le fedi nuziali sognando un matrimonio all’estero. «Pensammo alla Spagna – raccontano – ma poi ci accorgemmo che lì è necessario essere residenti. E allora abbiamo poi deciso per il Portogallo». E poi ancora ritorno alla base di partenza, in quell’Italia prima ostica e improvvisamente accogliente grazie al ddl Cirinnà. Ora, cinque anni dopo quelle fedi nuziali, sono qui nella loro Bari dando appuntamento tra meno di un mese a parenti e amici a Villa Morisco, per una festa da 60 invitati organizzata da un’agenzia di wedding planner. Che pensa un po’ a tutto, dalle bomboniere (ancor top secret «perché sarà una sorpresa») al book fotografico passando anche per la comunicazione e il dress code. «Decisamente sobrio, un abitino e uno smoking fatto su misura» assicurano le nubende. «Per noi – spiegano – è stato tutto naturale. Alla gente in fin dei conti interessa chi sei veramente e non se sei donna o uomo o se ami una persona del tuo stesso sesso».

Altre cinque storie alla Adele e Nicoleta arriveranno nei prossimi giorni in questi uffici. Il 23 settembre toccherà a Francesco e Antonio siglare la prima vera unione civile barese coronando 35 anni di vita insieme. Sempre con l’adagio inglese di quel vestitino: «Se non ci provi mai, mai volerai».

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