Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 11:30

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Era in Bangladesh

Dato per disperso
bitontino ritorna
nel paese d'origine

Finito attacco Is a Dacca, uccisi 6 terroristi, 5 morti tra i turistiNessuna notizia degli i italiani

BARI - Avrebbe potuto essere la decima vittima italiana della furia assassina dell’Isis il pugliese Gennaro Cotugno che la sera della «mattanza» nel ristorante l'Holey Artisan Bakery, a Dacca, in cui hanno perso la vita 20 persone, non si è sentito bene e ha preferito stare a casa. Dato inizialmente per disperso, Gennaro oggi è tornato a Bitonto, cittadina in provincia di Bari di cui è originario. «Solo per un caso - racconta mentre è ancora in treno - non mi trovavo nel ristorante della mattanza che frequentavamo spesso: fanno del pane buonissimo ed è uno dei pochi posti in cui si mangia in maniera decente».

Gennaro vive da tre anni in Bangladesh dove lavora con la sua azienda tessile. E conosceva tutte le vittime: «Persone d’oro con cui abbiamo fatto un sacco di cene», racconta, condividendo anche l’amore per quel luogo in cui, si sfoga, «non vorrei tornare mai più». Cotugno è arrabbiato e anche «se non sono mai stato razzista», dichiara, «dopo questo episodio potrei anche diventarlo». A lui non sembra giusto che «aiutiamo questo popolo dagli anni '70, li sovvenzioniamo, e riceviamo questo ringraziamento». Per Gennaro l’attentato «è stato un fulmine a ciel sereno: non ce l’aspettavamo proprio». E la cosa che "sconvolge è che a fare tutto questo siano stati bengalesi di buona famiglia, ricchi e istruiti». La prima a contattarlo dopo la strage è stata una dei suo tre «bellissimi figli» preoccupati per la sua sorte. «In questi tragici momenti - evidenzia Gennaro - ti rendi anche conto di quanto le persone, parenti e amici, ti vogliano bene». Lo stesso affetto che i bengalesi dimostrerebbero ancora agli italiani rimasti lì. «Sono molto dispiaciuti per quanto accaduto - riferisce Gennaro - sanno benissimo che centinaia di volontari, tra cui molti medici, lavorano ogni giorno per aiutarli». Ma adesso «siamo tutti stanchi: anche un mio amico italiano che lavora lì da 25 anni - dice Gennaro - ha detto che non sa se resterà ancora in Bangladesh». Gennaro respinge poi le illazioni di chi in questi giorni ha accusato gli italiani di andare in Bangladesh per sfruttare la manodopera a basso costo, tra cui bambini. «Certo - evidenzia - gli imprenditori italiani sono costretti a scappare all’estero perché qui la situazione è difficile, ma in Bangladesh i bambini vengono sfruttati dalle famiglie di bengalesi che sono povere, per i lavori più umili, e non dalle nostre aziende».

Gennaro dovrà comunque tornare almeno per «una settimana a Dacca», per sistemare le cose lasciate in sospeso. «Non ho paura ma provo tanta rabbia: perché - si chiede - dovrei buttare al vento tutto il lavoro di questi anni? E per colpa di chi?». Forse a causa del terrore seminato da chi riceve la condanna anche del presidente della comunità islamica d’Italia (Cidi), Sharif Lorenzini: «Il terrorismo non conosce etica né religione», dice esprimendo «vicinanza» alle famiglie delle vittime: «Oggi - conclude Lorenzini - è lutto anche in casa nostra».

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