dopo il crollo

Bari, i mille oggetti recuperati dalle macerie di via Pinto tornano ai proprietari: «Ma la procedura è complicata»

davide lattanzi

È stato pubblicato nelle scorse ore il primo elenco dei beni rinvenuti durante le operazioni di demolizione e messa in sicurezza. Borsoni, documenti, orologi, porta oggetti e sicuramente tantissimi ricordi, molti però ormai rovinati

Ci sono borsoni, documenti, orologi, porta oggetti e sicuramente tantissimi ricordi. Ma la maggior parte risulta in uno stato «cattivo» o addirittura «pessimo». Una situazione che rischia di ferire ulteriormente chi ha già perso tutto e attendeva uno spiraglio di speranza da oltre un anno. Gli oggetti recuperati fra le macerie, dopo il crollo della palazzina in via Pinto 6 avvenuto il 5 marzo 2025, torneranno finalmente a disposizione dei proprietari, sebbene attraverso una procedura non proprio snella e con l’incognita dello stato di conservazione.

È stato pubblicato nelle scorse ore, sulla pagina «Oggetti smarriti» del portale istituzionale del Comune, il primo elenco degli oggetti rinvenuti nell’ambito delle attività di demolizione controllata e messa in sicurezza dell’immobile collassato: il settore Immobili comunali della ripartizione Ivop ha proceduto alla cernita e alla raccolta di oggetti di valore, documenti, effetti personali e suppellettili, che sono stati poi collocati in 8 sacchi industriali riposti in un deposito temporaneo. La lista conta 1.047 voci e comprende i beni consegnati dal settore Immobili comunali all’ufficio Oggetti rinvenuti del Comune di Bari, che ha quindi provveduto alla presa in carico e inventariazione di tutti gli oggetti contenuti negli otto sacchi, con la sola eccezione delle numerose fotografie presenti che richiederanno un supplemento istruttorio per la catalogazione e la successiva restituzione. Insieme all’elenco, che riporta una breve descrizione di ogni oggetto insieme all’indicazione del suo stato di conservazione, è disponibile anche il fac simile della domanda di restituzione predisposta al fine di facilitare la raccolta delle informazioni necessarie per le procedure di riconsegna che potrà avvenire «a mano» all’ufficio Oggetti rinvenuti oppure a mezzo Pec o mail all’indirizzo.

I condomini del palazzo crollato attendono da oltre un anno il momento della restituzione di documenti, beni di valore, indumenti e ricordi. Hanno confidato in questa una prima consolazione che certo non può ripagare della perdita della casa, ma consentirebbe almeno di riappropriarsi di alcuni valori. Non a caso, il dieci marzo scorso, una folta delegazione di proprietari degli appartamenti dello stabile imploso sono stati ricevuti dal sindaco Leccese: nell’occasione, il primo cittadino anticipò che entro fine mese le operazioni di riconsegna sarebbero state effettivamente avviate. «Purtroppo devo ammettere che l’elenco degli oggetti pubblicato ha affievolito molte delle nostre speranze», afferma Gaetano Papagna, figlio della signora Rosalia De Giosa che fu salvata dai Vigili del Fuoco dopo oltre 26 ore di permanenza sotto le macerie. «Gran parte degli oggetti rinvenuti risultano in uno stato pessimo, pertanto, davvero non so se ritroveremo davvero quanto tutti noi speravamo. È vero: si tratta comunque di beni che sono stati travolti dal crollo del palazzo e rimaneggiati dalle inevitabili operazioni successive, ma non ha giocato a favore nemmeno il troppo tempo trascorso per avviarne la restituzione».

I proprietari degli appartamenti, però, evidenziano un’ulteriore criticità. «La procedura indicata dal Comune - spiega ancora Gaetano Papagna - è risultata ostica e poco chiara per tutti i nuclei familiari. Le descrizioni degli oggetti sono davvero sommarie e prive di qualsiasi riferimento fotografico. Come possiamo in tale contesto pensare di compilare una domanda di restituzione su beni che potrebbero poi non appartenere al richiedente?». Perciò, i condomini di via Pinto torneranno insieme a Palazzo di Città. «Domani ci riuniremo e andremo all’ufficio oggetti smarriti per un chiarimento definitivo su come muoverci e su quali saranno le procedure riservate ai sacchi non ancora inventariati. Molti di noi avevano denaro, casseforti e oggetti di valore che probabilmente dovranno passare da una procedura differente».

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