l'evento
Bari, all'inaugurazione anno accademico di Uniba parla studentessa iraniana: «Senza sapere non c'è libertà»
Presente la vice segretaria generale dell’Ocse, Fabrizia Lapecorella. Prima volta del rettore Roberto Bellotti. Il tema scelto quest’anno è «Università trasformativa. Orizzonti, conoscenza, futuro»
L’inno nazionale di Mameli, poi l'inno alla Gioia e infine un brano di Quincy Jones, interpretati da un’orchestra il cui componente più giovane ha solo otto anni. Così, nel teatro Piccinni di Bari, l'inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 dell’università Aldo Moro, la prima del rettore Roberto Bellotti. Il tema scelto quest’anno è «Università trasformativa. Orizzonti, conoscenza, futuro».
Partecipano il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, al quale sono affidati i saluti di apertura, e il sindaco, Vito Leccese. Previste, in conclusione, le lectiones magistrales della ricercatrice del dipartimento interuniversitario di Fisica, Giuliana Galati, e della vice segretaria generale dell’Ocse, Fabrizia Lapecorella. «Sono emozionato di essere qui - ha detto Decaro -. Mi sono ispirato ad Aldo Moro, le cui parole racchiudono il senso più profondo dell’università, in cui la conoscenza è intesa come emancipazione ed esercizio critico».
MELIKA, STUDENTESSA IRANIANA: SENZA SAPERE NON PUO' ESSERCI LIBERTA'
«Vi parlo come una studentessa, come una donna e come una figlia di una terra, l’Iran, simbolo di una terra che lotta per la sua dignità. Nell’università di Bari ho trovato un luogo di trasformazione, non solo di passaggio, una sede nella quale conseguire la formazione della mia vita personale. L’università non può essere neutrale mentre venti di guerra soffiano in ogni parte del mondo e si consumano genocidi di popoli». Lo ha detto Melika, studentessa dell’università Aldo Moro di Bari, nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026.
«Mentre l’università pubblica soffre definanziamenti - ha aggiunto - bisogna ricordare che senza sapere non può esserci libertà, ma solo sudditanza. Vogliamo un ateneo che sia luogo di cura, dove il merito si misuri sulla storia delle persone. L'università deve essere autonoma, libera e indipendente, senza piegarsi a logiche di guerra, profitti e oppressioni».
«Il mio percorso - ha spiegato dal palco - testimonia che l'accoglienza salva le vite, l’università ha il dovere storico e politico di farsi garante di corridoi universitari». «Un pensiero - ha detto - va al popolo palestinese straziato da un genocidio, alle studentesse afgane, ai dimenticati del Congo o dell’Ucraina. Mentre parlo nelle università iraniane gli studenti stanno protestando e non è un gesto simbolico, stanno mettendo a rischio la propria vita e il proprio futuro. Possono essere arrestati, espulsi o compromettere il proprio percorso».