il caso
«Il cinema Esedra è a rischio crollo», a Bari bloccati i lavori di ristrutturazione
Stop alla ditta che avrebbe dovuto eseguire le opere di risanamento in largo Monsignor Curi: i pilastri della struttura ammalorati dal tempo
Lavori sospesi all’interno del cinema Esedra e «divieto di accesso nelle aree di cantiere per chiunque, in attesa dell’esecuzione di un’accurata campagna di indagini e delle conseguenti opere di ripristino». Lo ha deciso il direttore dei lavori di risanamento in corso nella struttura. Una misura rafforzata dal Comune che ieri ha inviato una diffida alla Parrocchia San Giuseppe, a «Puglia cultura e territorio», committente dei lavori, alla cooperativa sociale «Rosa dei venti», locataria del primo piano dell’immobile che ospitava alcune aule del Romanazzi, e alla Città metropolitana di Bari. A tutti i soggetti in indirizzo è stato intimato di provvedere «ad horas» alle necessarie verifiche con la conseguente messa in atto degli interventi di messa in sicurezza necessari «alla tutela della pubblica incolumità». Una struttura quindi dichiarata inagibile dal Comune fino all’espletamento di tutte le indagini necessarie a fare chiarezza sullo stato di salute dell’immobile.
A finire sotto la lente d’ingrandimento del direttore dei lavori della ditta che avrebbe dovuto eseguire le opere di risanamento del cinema in largo Monsignor Curi, sono stati i pilastri della struttura ammalorati dal tempo e forse da possibili infiltrazioni di acqua di mare che dista dall’Esedra non più di 250 metri.
Una doccia fredda per la città, per la Parrocchia di San Giuseppe, proprietaria dell’immobile costruito nel 1956, e per i committenti dei lavori di manutenzione straordinaria. Solo il 4 dicembre del 2025, «Puglia Cultura e Territorio» aveva stipulato il contratto per l’affidamento dei lavori di manutenzione straordinaria del «Cineteatro Esedra», dando l’incarico a una ditta di Altamura. Era stato previsto un risanamento e ammodernamento radicale della struttura: palcoscenico, sala spettatori, foyer, servizi igienici e impianti tecnologici. Un progetto che punta a migliorare la sicurezza del cineteatro rendendolo, al contempo, più confortevole
Del 5 febbraio 2026 il sopralluogo, del direttore dei lavori e del direttore tecnico dell’impresa, nelle aree di cantiere finalizzato alla verifica dello stato di conservazione di alcuni pilastri: in tre casi si erano riscontrati «fenomeni di espulsione del copriferro e del sovrastante strato di intonaco». Così, per una più accurata comprensione del fenomeno, si era proceduto alla spicconatura degli intonaci alla base di pilastri rinvenendo un avanzato stato di degrado delle armature metalliche e quindi della struttura portante dell’edificio; ipotizzando poi che il fenomeno potesse essere esteso in altre aree della struttura. Da qui la necessità d’informare i committenti delle opere di risanamento spiegando loro, attraverso una relazione tecnica puntuale, le probabili cause del degrado.
Inevitabile, a questo punto, la sospensione dei lavori. Una decisione presa in accordo con la committenza e le comunicazioni di rito alla proprietà dell’immobile, agli affittuari, alla Città metropolitana e al Comune. Ma ora si apre un altro problema. Come anticipato, la struttura del cinema ospitava al primo piano alcune aule del Romanazzi. Stiamo infatti parlando del plesso «Curi» e delle classi da poco trasferite al Giulio Cesare. D’inizio mese la querelle sull’accorpamento del Romanazzi al Giulio Cesare, causa del sovraffollamento nel plesso scolastico di viale Einaudi, e del conseguente sciopero per dire «no» ai doppi turni. Una decisione resasi necessaria per consentire lavori di manutenzione ordinaria al «Curi». Interventi di rifinitura effettuati a tempi da record tanto e vero che la ditta avrebbe restituito l’immobile, in locazione alla Città metropolitana, il 21 febbraio permettendo agli studenti del Giulio Cesare - Romanazzi di rientrare nelle aule del «Curi» il 23 febbraio. Una opportunità sfumata non essendoci le condizioni di sicurezza affinché ciò avvenga.
Non solo, l’accelerazione dei fenomeni di degrado nella struttura dell’Esedra è apparsa ancora più evidente in seguito alla lettura di una perizia giurata sulla consistenza e conservazione strutturale dell’immobile risalente al 28 maggio 2013 in cui si sosteneva che «….l’unità immobiliare indicata in premessa è in ottimo stato di conservazione, non presenta lesioni, fessurazioni e segnali manifesti di cedimenti sia sulle pareti che sulle strutture portanti verticali che all’intradosso della struttura di copertura». Ma ciò che ha destato preoccupazione è un peggioramento repentino dello stato dei pilastri notato nell’ultimo anno durante i sopralluoghi funzionali alla redazione del progetto esecutivo degli interventi da compiere all’interno del cinema.
Come si ricorderà, l’Esedra aveva sospeso le proiezioni nel 2023, dopo 70 anni di attività, a causa delle eccessive spese di gestione in relazione al pubblico sempre più esiguo. Una struttura che nacque come cinema parrocchiale di seconda visione, conosciuta prima come cinema «Capitol», poi «Felix» e, infine, «Esedra» diventando un’istituzione a Bari e nell’intero quartiere Madonnella.