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Bari, il sindaco Leccese: «Stop alle nuove costruzioni con la rinascita dei quartieri»

carmela formicola

L'intervista: «Non parliamo di Piano casa, ma di innovazione urbanistica. Ho un sogno: nessun abitante di nessun quartiere deve dire “sto andando a Bari” perché deve già sentirsi a Bari»

Ma non chiamatelo Piano Casa. Evocherebbe una legge che è stata ben presto dichiarata incostituzionale. L’ultima delibera della giunta Leccese recepisce invece l’innovativa legge regionale sull’urbanistica, la 36 del 2023, la cui ispirazione è di matrice umanistica: l’uomo al centro di qualsiasi azione del legislatore. E dunque dell’amministratore.

Seduto su una delle antiche poltroncine, nella sua stanza a Palazzo di Città, Vito Leccese sospira. «Negli ultimi tre anni è stato realizzato un milione e mezzo in più di metri cubi di quanto previsto, ben 300 interventi tutti in deroga al Prg». Qualcuno la chiamerebbe cementificazione spinta. Il sindaco prova a guardare oltre, «di fatto, con questo nuovo strumento, ci diamo l’obiettivo di ridurre del 50% le volumetrie e del 60% il consumo di suolo».

Ridurre, dunque, ma come?

«Innanzitutto rigenerando il patrimonio edilizio vetusto, soprattutto quello più fragile dal punto di vista strutturale».

Ad esempio.

«Quello edificato tra gli anni Cinquanta e Settanta, penso al rione San Pasquale, a Carassi, dove infatti abbiamo vissuto il dramma dei crolli. D’altronde all’epoca si edificava con un certo tipo di materiali».

Cos’altro ipotizzate per fermare il cemento?

«Vengono fissati limiti molto rigidi sulla monetizzazione degli standard urbanistici. Nei Municipi 1, 2 e 5 dove c’è deficit di spazi pubblici, la monetizzazione non è ammessa per gli interventi di demolizione e ricostruzione, salvo casi eccezionali di edifici a rischio crollo».

Sindaco, c’è poi un problema enorme: il patrimonio immobiliare privato è ormai tutto destinato a b&b, case vacanze e affitti brevi. Non c’è una sola stanza da affittare, salvo pagare cifre esorbitanti.

«È vero. Nella delibera (che ovviamente è ora attesa alla prova del Consiglio, ndr) prevediamo di contrastare la carenza di affitti lunghi».

Come?

«Prevedendo un bonus volumetrico aggiuntivo per chi destina almeno il 35% delle nuove unità a locazioni di durata almeno decennale».

La riconversione selvaggia di case in b&b è uno degli effetti della «turistificazione»?

«A livello turistico Bari è esplosa, nel 2025 abbiamo avuto oltre 2 milioni e mezzo di pernottamenti. È stato un fenomeno velocissimo, la città è diventata una meta così ambita nel giro di pochi anni. Bari è un luogo complesso, governare questa complessità implica tempo e grande attenzione».

Abbiamo dunque da una parte palazzi nuovi, belli, esclusivi e costi proibitivi, dall’altra un’emergenza drammatica con centinaia di famiglie che vivono in alloggi inadeguati.

«Dobbiamo mettere in campo il social housing, è l’unica strada. E infatti attendiamo da tempo il decreto attuativo che liberi finanziamenti importanti da destinare all’edilizia pubblica e alle case popolari».

Come progetterebbe i nuovi interventi?

«Ho in mente quartieri che non vengano più costruiti a 17, 18 chilometri di distanza dal centro cittadino»

Enziteto?

«Sì, parlo di San Pio ma anche di Ceglie Nuova. Sono state scelte che hanno condannato i residenti all’esclusione sociale».

E come si ricuciono quelle periferie al resto della città?

«Ad esempio con il BRT che con i suoi 24 chilometri di circuito veloce ci consentirà di liberare chilometri e mezzi. So bene che non è normale, che non è giusto che i cittadini di San Pio impieghino quasi un’ora per raggiungere il centro attraverso l’unica corsa del 19».

Tutto questo aspettando il Pug, il Piano urbanistico generale.

«Sarà lo strumento più importante perché non sarà solo uno strumento urbanistico ma sociale. La mia idea è quella di trasferire funzioni nuove nelle periferie. I corsi universitari al San Paolo, ad esempio. O funzioni terziarie proprio a San Pio».

La città dell’utopia?

«Ho un sogno: nessun abitante di nessun quartiere deve dire “sto andando a Bari” perché deve già sentirsi a Bari».

Ma come si recupera collettivamente il senso di comunità?

«Anche nella mia campagna elettorale avevo preso in prestito le parole di Riccardo Cocciante, “Bella senz’anima”, riferendomi a Bari, bella, bellissima che però rischia di perdere la sua anima. L’anima è il senso di comunità. Il rischio che stiamo correndo in questo momento è che parti della città si stacchino tra loro. Ecco perché la più grande infrastruttura che mi preme costruire è quella sociale. Ascoltando i bisogni, fornendo risposte».

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