Andrea Cistana si affaccia al San Nicola con l’aria di chi non ha tempo da perdere. Ieri il difensore bresciano ha compiuto il primo passo della sua nuova avventura in biancorosso, dopo giorni di voci, trattative e telefonate. Arrivato dallo Spezia con la formula del prestito secco, classe ‘97, Cistana ha scelto la strada che porta nel capoluogo pugliese, convinto che qui, dove le aspettative pesano come i sogni, possa ritrovare ritmo e centralità.
Bari nel destino. Il punto di partenza è una coincidenza da almanacco. L’ultima volta da capitano del Brescia, squadra nella quale ha militato dal 2018 all’anno scorso per 162 presenze e 9 gol all’attivo, è stata proprio contro il Bari lo scorso 18 gennaio. In quel pomeriggio Cistana partì tra i titolari in difesa in un match che terminò 2-2 con le reti di Bianchi e Bisoli per il Brescia e Lella e Bellomo per il Bari. Durante il recupero, a fine gara, fu sostituito per infortunio.
«Al Bari - attacca il difensore bresciano - ci sono stato vicino dalla scorsa estate. Dopo la retrocessione in C del Brescia, altri miei compagni hanno raggiunto la Puglia. Sono contento di esserci, conscio della situazione e di quello che c’è da fare per aiutare mister Vivarini ed i nuovi compagni a raggiungere l’obiettivo. Ricordo quella partita contro il Bari. È stata l’ultima con la fascia da capitano del Brescia. Bei ricordi, ormai passati».
Il difensore mette subito sul tavolo ciò che lo ha spinto a scegliere Bari. Gli stimoli arrivano dalla piazza, anche in un momento delicato: «Sono consapevole della situazione e nelle prossime settimane spero di dimostrare in campo quello che posso fare per capovolgere la situazione. Bari è una piazza che affascina e ti fa venire voglia di giocarci. La situazione al momento non è delle migliori, ma poche città in Italia possono fornire il calore di cui è capace una realtà del genere».
Il difensore arriva con una condizione da ritrovare e una stagione che finora non gli ha dato continuità: «Dopo tanti anni a Brescia, abituato ad un terreno morbido, sul sintetico duro di La Spezia non è andata bene. A lungo andare, mi sono infiammato un tendine del ginocchio. Arrivato a Bari, ho fatto un differenziato. Ma oggi (ieri, ndr) abbiamo gestito le cose alla grande, ho lavorato per intero col gruppo e sono disponibile per Carrara».
Un dettaglio non casuale, dato che la Carrarese sarà la sua probabile prima avversaria con i galletti, proprio come accadde al debutto con lo Spezia. L’intreccio lo porta a chiarire anche dove preferisce muoversi nella linea difensiva a tre: «Il caso vuole che l’esordio col Bari possa essere contro lo stesso avversario affrontato con lo Spezia. Sulla mia posizione ho già parlato con Vivarini. Penso di poter ricoprire tutti e tre i ruoli della difesa. Sul piano personale, preferisco il braccetto di destra. A Brescia lo facevo spesso. A La Spezia, invece, ho giocato a sinistra e da perno centrale. Posso comunque adattarmi alle varie esigenze del mister».
Dentro questo incastro di coincidenze e scelte, si intravede il desiderio di riscatto dopo una parentesi a La Spezia poco felice: «Sono qui con spirito di rivalsa. Sono motivato, altrimenti non sarei venuto. Voglio giocare il più possibile e spero di aiutare la squadra. Questa è la mia mentalità. Posso dire che la rosa del Bari è forte e navigata per la categoria. Il fatto di non vincere ti mette un po’ con le spalle al muro. Quando sei in difficoltà, fai fatica a fare le cose che in una stagione positiva di riescono facilmente. Tanti nuovi compagni li conosco e altri sono stati avversari. Sono tutti giocatori di alto livello per la B. Spero si possa uscire dall’attuale situazione».
La strada del rilancio non è nuova. La carriera lo ha già portato in alto e poi frenato, con brusche svolte. Arriva in A. Poi la convocazione in Nazionale con Roberto Mancini. Infine, la fase discendente: «Non saprei. Nel 2019 ho esordito in A. Partimmo bene, sia io che la squadra. Da gennaio crollò tutto. A febbraio fui operato alla caviglia. A fine estate al ginocchio. Nel 2020, che doveva essere l’anno della consacrazione, ho giocato solo cinque partite. Ho rallentato. Dopo ci sono stati vari sali e scendi. Ma il calcio è velocissimo. Non puoi perdere i treni che passano. Ora, però, sono concentrato sul da farsi. Per il mio riscatto. Non dico di volere andare in serie A. Ma dimostrare quello che posso essere. Bari è la piazza migliore per farlo».
Se la scelta è arrivata nel momento giusto, è anche grazie a un confronto diretto che ha fatto la differenza: «C’è stata una chiacchierata con il tecnico e Di Cesare. Ha influito tanto. Perché, quando ti senti voluto e apprezzato dal tecnico e dalla dirigenza, fa piacere. Di questo ho bisogno. Col mister ho parlato delle cose di campo per entrare nei meccanismi della squadra. Dinamiche solite per integrarmi al meglio».
A Bari ritrova Dickmann, Verreth e Moncini ex compagni: «La loro presenza ha influito. Possono darmi una mano per accelerare il processo di integrazione nel gruppo. A La Spezia ho lasciato ottimi rapporti con tutti. Ma di mercato non ne parlo con loro. Sono ferrato sul Bari e su quello che devo fare qua».
















