Mercoledì 07 Gennaio 2026 | 07:14

Quel legame tra Corato e Caracas, «una seconda patria per tanti di noi coratini»

Quel legame tra Corato e Caracas, «una seconda patria per tanti di noi coratini»

 
Salvatore Vernice

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Salvatore Vernice

Quel legame tra Corato e Caracas, «una seconda patria per tanti di noi coratini»

foto ansa

A raccontare cosa sta accadendo è innanzitutto Lisa Musto, coratina che vive a Caracas. «Dell'attacco si sentivano gli elicotteri ma solo grazie ai social abbiamo capito»

Lunedì 05 Gennaio 2026, 14:04

Elicotteri che sorvolano la città nel cuore della notte, comunicazioni frammentarie, paura ma anche la voglia di sperare. Sono ore drammatiche quelle che il Venezuela sta vivendo, in particolare la sua capitale Caracas, teatro di tensioni e azioni militari che hanno scosso una popolazione già provata da anni di crisi economica e sociale.

A raccontare cosa sta accadendo è innanzitutto Lisa Musto, coratina che vive a Caracas. «Poco dopo le due di sabato notte, abbiamo sentito chiaramente elicotteri volare sulla nostra città. All’inizio non era chiaro cosa stesse succedendo, radio e televisione non dicevano nulla, anzi era stata annunciata per le 11 una dichiarazione del presidente Maduro. Solo attraverso i social abbiamo capito la gravità della situazione. Per fortuna la nostra casa è un po’ distante dall’aeroporto e dalla caserma, che sono stati i due principali obiettivi colpiti dalle forze armate statunitensi».

Il legame tra Corato e il Venezuela è profondo e radicato nella storia della città pugliese. Negli anni ‘50 migliaia di coratini emigrarono nel Paese sudamericano in cerca di lavoro e di un futuro migliore, contribuendo poi, al loro rientro, alla rinascita economica della città. Due piazze simbolo, Piazza Simón Bolívar e Piazza Venezuela, testimoniano ancora oggi questo rapporto speciale. A ricordarlo è Mimmo Balducci, presidente del Centro Italo Venezuelano di Corato, storica associazione fondata nel 1968 da Vincenzo Agatino e che oggi celebra 58 anni di attività. «Il Venezuela è ancora oggi parte integrante della nostra comunità. Oltre 70 anni fa migliaia di coratini trovarono lì una seconda casa. Attualmente il Centro riunisce circa 60 famiglie, ma a Corato vivono oltre mille venezuelani di seconda e terza generazione. Molti nostri concittadini emigrarono dove il lavoro non mancava e, una volta rientrati, portarono con sé, non solo un miglioramento delle condizioni economiche, ma anche un legame umano e culturale che non si è mai spezzato».

Nonostante le difficoltà nelle comunicazioni, alcune testimonianze riescono ad arrivare anche dalle zone interne del Paese. Maria Di Gioia, che vive a San Cristóbal, racconta. «Siamo a oltre dieci ore di auto dalla capitale e qui la situazione è più tranquilla rispetto a Caracas. Nella tarda mattinata di sabato abbiamo ricevuto un messaggio dall’ambasciata italiana che ci invitava a rimanere in casa e ad attendere nuove istruzioni. Speriamo davvero che tutto si fermi qui».

Più vicina alla capitale è Maria Maldera, residente a Valencia, a circa due ore da Caracas. «Anche qui la situazione è apparentemente tranquilla, ma la preoccupazione è tanta». In un clima di incertezza e paura, la speranza è che il Venezuela possa ritrovare presto stabilità e pace, per chi è rimasto e per chi, da lontano, continua a sentirlo come una seconda casa.

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