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In Puglia e Basilicata

Il processo

Popolare di Bari, parla Luigi Jacobini: «Bankitalia chiese di acquisire Tercas»

L'aula bunker di Bitonto

L’ex direttore finanziario nell’aula bunker di Bitonto per confermare la tesi della Procura contro il padre e il fratello

23 Settembre 2022

Isabella Maselli

BARI - L’acquisizione Tercas fu voluta da Bankitalia, che nell’ottobre 2013 «prospettò una operazione da fare in tempi rapidi», costringendo la Banca Popolare di Bari a rinunciare all’idea di integrare la Popolare di Puglia e Basilicata, sulla quale l’istituto di credito stava ragionando da tempo con l’obiettivo di «consolidare la propria posizione strategica sul territorio».

Sono stralci delle dichiarazioni fatte in aula da Luigi Jacobini, ex direttore finanziario della BpB, nonché figlio di Marco e fratello di Gianluca, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale della banca, imputati dinanzi al Tribunale di Bari per i reati di falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo all’attività di vigilanza di Bankitalia e Consob.

Luigi Jacobini è stato citato come testimone dell’accusa, comparso in udienza, nell’aula bunker di Bitonto, per confermare la tesi della Procura contro il padre e il fratello. Dinanzi ai giudici (presidente Marco Guida), ha risposto per circa due ore alle domande della pm Luisiana Di Vittorio, incentrate prevalentemente sulla operazione Tercas. «Nell’ottobre 2013 venne chiesto alla Banca Popolare di Bari da Bankitalia di acquisire Tercas» ha ribadito dal banco dei testimoni. Luigi Jacobini inizialmente era stato indagato in questa vicenda ma poi la sua posizione è stata archiviata circa un anno fa. Ieri è stato sentito come testimone assistito, accompagnato cioè da un difensore, il professor Vito Mormando.

Prima che la sua testimonianza venisse sospesa in attesa del deposito da parte della Procura di due ulteriori verbali (l’esame proseguirà il 17 novembre), il teste quindi ha avuto modo di ricostruire brevemente il percorso che portò all’acquisizione di Tercas. Jacobini ha spiegato i passaggi tecnici delle due diligence sul calcolo del patrimonio e sulla valutazione dei crediti della banca. «Si arrivò a diverse valutazioni su quanti milioni fossero necessari» per il salvataggio, fino a quando «Bankitalia individuò un arbitro che calcolò 280 milioni di fondi necessari per coprire le perdite ulteriori». Quindi ha raccontato gli incontri romani tra i vertici della Popolare di Bari e la Banca d’Italia, i mesi di trattative e passaggi tecnici e l’acquisizione andata infine in porto. «Ci si trovava ad avere acquistato una banca che dal punto di vista del rischio di credito era stata coperta ma che necessitava di un aumento di capitale» ha continuato Luigi Jacobini. E proprio questo avrebbe contribuito - è l’ipotesi accusatoria - a compromettere i bilanci dell’istituto di credito barese, fino al rischio crac. A quel punto, inoltre, la Popolare di Bari, «non avendo più la forza, abbandonò l’idea di procedere anche al percorso di integrazione con Banca Popolare di Puglia e Basilicata, che era stato avviato con l’obiettivo di consolidare la presenza sul territorio», in quel caso - a differenza dell’operazione Tercas, a costo zero.

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