Domenica 02 Ottobre 2022 | 12:05

In Puglia e Basilicata

Lavoro

Bari, «Nessun investimento all'orizzonte e la Cig sta per finire»

Operai

Toma (Uil): «Sono 21 le vertenze aperte, e nel Barese si soffre di più»

21 Settembre 2022

Rita Schena

BARI - Non solo vertenze. La crisi del Barese conta anche tante, tantissime aziende che sono costrette a ricorrere massivamente agli ammortizzatori sociali e per le quali questo momento di caro energia rischia di essere una Caporetto. Ne è convinto Andrea Toma, segretario regionale Uil Puglia, che sta raccogliendo in una relazione tutte le debolezze del nostro territorio. Un report che continua a guardare corrucciato, perché non riesce a nascondere la sua preoccupazione per un territorio in sofferenza già prima di oggi.

LE 21 VERTENZE «Nel Barese nel 2018, ben prima della pandemia, si contavano 18 vertenze attive – spiega Toma -, oggi a 4 anni di distanza sono diventate 21. Bari è la provincia che più sta soffrendo. Se guardiamo ai dati complessivi regionali ci sono 16 vertenze aperte a Taranto, 8 a Brindisi, 5 a Lecce, 7 a Foggia ed una nella Bat. Quindi parlare di Vertenza Bari è assolutamente urgente».

IL CASO AMGAS «Ma a fronte di situazioni conclamate, ce ne sono molte di più che arrancano, che non vivono uno stato vertenziale classico, ma che sono comunque a rischio. E non è solo la metalmeccanica a soffrire. Una di queste aziende di cui pochi parlano è Amgas. Ci sono 40 lavoratori in ballo. Ma la crisi non scoppia ora, viene da lontano, con l'abbassarsi delle sue quote di mercato. Purtroppo non c'è stata una rotta ben tracciata in questi anni e di conseguenza oggi con la crisi energetica, Amgas si sta trovando senza una direzione. Si è passati da un problema di commesse, alla posizione più grave scatenata dalla crisi energetica».
«Purtroppo non possiamo alzare molto il livello dello scontro - continua il segretario -. Amgas è una impresa particolare con clienti sul territorio che, se vedessero una situazione diventata grave, potrebbero decidere di disdettare i contratti, causando problemi ancora maggiori. Ho fatto l'esempio di Amgas, ma in questa situazione vivono anche altre aziende, per le quali il rischio d'impresa diventa anche del sindacato».

UN PERICOLOSO STALLO «I problemi si stanno aggravando. Sul territorio avevamo l’industria dell'automotive che arrancava dietro all'obbligo della transizione, per puntare dai motori endotermici all'elettrico, ma ora viene messo in discussione anche l'elettrico. Questo significa che anche aziende come Bosch o Magneti Marelli che fanno sì uso di ammortizzatori, ma per le quali sembrava fosse tracciata la strada della trasformazione, ora rischiano. Diciamolo chiaramente: con un mercato energetico come l'attuale, chi decide di comprare un'auto elettrica? Nessuno. Almeno quanto non si compra un'auto con motore tradizionale. Quindi ci troviamo tra un mercato di smantellamento (dei motori a scoppio) ed uno di stallo (l'elettrico). Ecco che tenere viva una impresa oggi è doppiamente difficile».

DUE CRISI PER NATUZZI «E la crisi sta colpendo tutti. Il settore legno e dell'imbottito. Natuzzi ad esempio soffre per due contraccolpi: energetico e di commesse. E con i lavoratori in cig è difficile riorganizzarsi. Diversificare la produzione è complicato. Tutte le imprese che stavano cercando di trovare nuove strade e strategie nel 2019, in un momento pre pandemia, hanno dovuto subire prima due anni con il Covid e ora la crisi energetica. Decidere di fare un investimento oggi, di trasformazione, costa almeno il 50% in più rispetto a solo 5-6 mesi fa con una tendenza che continua a crescere. Quindi l'investimento per cosa?».

UN TAVOLO PER RIPARTIRE «Si deve organizzare un tavolo attorno al quale mettere tutti i soggetti - è la proposta di Toma e della Uil Puglia -. Politica, impresa, Confindustria e sindacati. Solo così si possono tracciare nuove rotte, mettere bene in chiaro le situazioni e stabilire strategie per tutte queste 21 vertenze. In quattro anni abbiamo cambiato tre scenari. Si deve guidare questa turbolenza. E farlo in una visione complessiva e unitaria. Noi oggi in Regione abbiamo vertenze che gestiamo con l'assessorato allo Sviluppo economico e altre con l'assessorato al Lavoro. A latere ci sono gli incontri in task force regionale. Ma sembra una cosa normale? Ci si deve impegnare insieme. L'esempio di Brsi: nonostante le parole ad oggi un tavolo per quella vertenza, che vede a casa tante lavoratrici, non c'è».

«Al dicembre 2022 tante imprese si troveranno ad aver finito l'ammortizzatore sociale, per crisi da cessazione di attività. E non potranno accedere ad altra cig per transizione occupazionale, perché quei percorsi non sono stati avviati. Questo metterà in ginocchio lavoratori e aziende. Come Baritech che o reindustrializza entro questo autunno, o i lavoratori si trovano con un pugno di mosche in mano. Tante imprese stanno cercando di difendere con gli ammortizzatori sociali i dipendenti, ma ci dicono anche che senza sostegni forti per il 2023, chiudono. Oggi la realtà è questa. Si deve prendere l'intera Vertenza Bari e creare una prospettiva che ad oggi non c'è. Per nessuno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725