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In Puglia e Basilicata

Il caso

Bari: atti Corecom e consiglio Puglia redatti da privati, 10 indagati

Regione puglia

L’accusa è di concorso in falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico

03 Luglio 2022

Redazione online

BARI - Atti pubblici del Comitato regionale per le telecomunicazioni (Corecom) e del Consiglio regionale della Puglia sarebbero stati redatti dalla società Cles, ovvero da «soggetti privati estranei alla pubblica amministrazione». Per questo dieci persone sono indagate con l’accusa di concorso in falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico.  L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato dalla Guardia di finanza su disposizione del pm Michele Ruggiero, che ha coordinato le indagini.

Fra gli atti pubblici al centro dell’inchiesta ci sarebbero 28 delibere del Corecom Puglia, una determina del segretario generale del Consiglio regionale e una a firma del dirigente della sezione Studio e supporto dell’assise. Sono indagati - secondo quanto riferisce il quotidiano - la segretaria generale del Consiglio regionale, Domenica Gattulli; i dirigenti Angelica Brandi e Giuseppe Musicco (della sezione Risorse umane e di quella Studio e supporto alla legislazione); il funzionario Michele Chieco (responsabile dei rapporti di collaborazione fra il Consiglio e l’università); Lorena Saracino e Francesco Plantamura, rispettivamente presidente e direttore del Corecom; Pasquale Carulli, esperto legale senior di Cles; Marco Magistrale, Flavia Severino Ulloa e Fabio Valenzano, esperti contabili juniores dell’azienda.

Fra i documenti contestati ci sarebbero diverse delibere del Comitato regionale per le telecomunicazioni risalenti al 2020, per la definizione di controversie tra privati cittadini e aziende di telefonia, e una determina dirigenziale avente a oggetto un accordo quadro fra la presidenza del Consiglio regionale e l’Università di Bari.

Alla segretaria Gattulli viene contestato (in concorso con la dirigente Brandi e il dipendente Cles Magistrale) di avere firmato una determinazione relativa ad un contratto di collaborazione a supporto del Corecom nell’ottobre 2019, attestando falsamente - secondo la Procura - di aver formato l'atto direttamente. A prepararlo, invece, sarebbe stato un soggetto privato e estraneo alla pubblica amministrazione.

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