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Tassa rifiuti, aumenti in arrivo per la città di Bari

Tassa rifiuti, aumenti in arrivo per la città di Bari

Il Municipio di Bari

Il caro energia non perdona: bollettini Tari più cari anche del 15%. Non ci sono più gli aiuti da Covid

27 Maggio 2022

Ninni Perchiazzi

Tassa rifiuti, si va verso l’aumento della tariffa per il 2022. L’effetto caro energia, subdolo e strisciante, continua a riverberarsi sulle tasche dei cittadini, non solo con l’incremento del costo del carrello al supermercato, al panificio, al bar o attraverso le superbollette, ma anche in termini di imposte. È il caso della Tari il cui costo è commisurato alla spesa sostenuta dall’Amiu per la raccolta, la gestione e lo smaltimento dell’immondizia da conferire in discarica. Il rincaro dovrebbe attestarsi attorno al 12-15%.

In pratica Palazzo di Città sarà costretto a mettere le mani nelle tasche dei baresi per coprire gli aumenti frutto della crisi da pandemia, cui si aggiunge l’ulteriore carico dell’effetto guerra.
È un effetto indiretto dell’aumento del costo delle materie prime, poiché in questo caso il bilancio civico drena risorse per ammortizzare l’aumento generalizzato di tutti i costi, per cui l’amministrazione comunale non può intervenire come ha fatto negli scorsi anni con la cosiddetta «fiscalità generale» per calmierare l’aumento della gestione e dello smaltimento dei rifiuti e quindi delle tariffe. Così come sta avvenendo per la quasi totalità delle filiere produttive l’aumento del costo dell’energia, sta facendo schizzare i costi di tutti i beni primari. Nel 2021 le tariffe erano già lievitate verso l’alto rispetto al 2019 ma finora gli incrementi erano stati neutralizzati prima attingendo al pubblico bilancio, poi grazie ai contributi statali frutto dell’emergenza Covid. Com’è noto, la tassa rifiuti è composta da una parte fissa e da una variabile - in linea di massima equivalenti -, con quest’ultima destinata a crescere proprio perché legata al caro energia.

In particolare, sono a rischio anche le cosiddette agevolazioni, legate alla composizione dei nuclei familiari: si va dal 5% al 15% di sconto, passando per il 10% e il 12%, sulla base. Tutto passa anche dall’approvazione del bilancio preventivo 2022, la cui deadline è fissata per il 31 maggio, anche se in sede Anci si sta lavorando col ministero dell’Economia e delle finanze affinché sia prorogata a fine giugno. In ogni caso, i bollettini relativi alla Tari verranno inviati come lo scorso anno a partire da settembre, anche per evitare di far coincidere i pagamenti delle prime rate della tassa rifiuti con l’Imu, la cui scadenza per l’acconto è fissata per metà giugno.

La polemica: «Anche quest’anno, i cittadini baresi attenti al versamento delle tariffe, riceveranno gli avvisi Tari con una percentuale di aumento rispetto all’anno precedente di circa il 15%», afferma il consigliere comunale Michele Picaro (FdI). «In realtà, questa percentuale include anche l’aumento dell’anno precedente che è stato sterilizzato dai contributi dello Stato a seguito dell’emergenza covid che ne hanno solo occultato l’aumento per il 2021. Anche la riparametrazione statale del costo della tariffa tra quota variabile e quota fissa incide negativamente per quanto concerne le agevolazioni, in particolare quelle previste per i nuclei familiari con più componenti», aggiunge, non senza polemica.

«Tra Governo, Regione e Comune assistiamo ad azioni o incapacità che producono aumenti delle tariffe a carico dei cittadini a cui sono offerti in maniera inversamente proporzionale servizi scadenti - dice ancora -. La Regione è responsabile per l’incapacità o mancanza di volontà di ultimare il ciclo dei rifiuti, confermando l’oligopolio da parte dei privati che facendo cartello stabiliscono il costo di conferimento a tonnellata per discarica. L’amministrazione comunale oltre a non garantire un servizio di pulizie dignitoso per la vivibilità della nostra città che peggiora di anno in anno, anche nel 2022 non attua politiche gestionali di efficientamento del servizio e di riduzione del costo, tanto a pagarne le spese sono i cittadini», conclude Picaro.

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