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L'inchiesta

Polignano, Colella va verso le dimissioni: nelle carte i lavori in casa del vicesindaco

Polignano, Colella va verso le dimissioni: nelle carte lavori in casa del vicesindaco

il sindaco Vitto

Oggi gli interrogatori di garanzia delle cinque persone finite ai domiciliari giovedì: tra loro il sindaco Vitto

27 Aprile 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - Alcuni degli imprenditori destinatari degli appalti ritenuti truccati avrebbero fatto lavori a casa del vicesindaco di Polignano, arrestato la scorsa settimana nell’indagine della Procura di Bari che ha portato ai domiciliari anche il sindaco Domenico Vitto.

La circostanza (che non fa parte delle contestazioni formali) emerge dagli otto faldoni di atti di indagine depositati a supporto delle misure cautelari chieste dal pm Michele Ruggiero e concesse dal gip Angelo Salerno, che stamattina ascolterà le cinque persone finite ai domiciliari. Partendo proprio da Colella che oggi dovrebbe formalizzare le dimissioni dalla carica, in modo da poter chiedere la revoca della misura cautelare. «Colella - dice il suo difensore, l’avvocato Mario Malcangi -, ben lungi da essere la persona spregiudicata che è stata dipinta, è un uomo che si è impegnato per garantire la funzionalità dei lavori e delle manutenzioni di competenza del Comune. Non c’è alcun appalto truccato, solo la preoccupazione di avere a disposizione imprese in grado di intervenire con celerità». In quanto ai lavori che uno di questi imprenditori avrebbe svolto in casa di Colella, «parliamo del nulla - dice l’avvocato -, tipo la sostituzione di un interruttore rotto. Episodi che infatti non rientrano nelle contestazioni».

All’indomani degli arresti la Prefettura di Bari ha disposto la sospensione di sindaco e vice: il loro posto è stato preso da un commissario che traghetterà il Comune di Polignano verso le elezioni del 12 giugno. Oltre a Colella e Vitto (difeso dall’avvocato Michele Laforgia: valuterà all’esito dell’interrogatorio se rassegnare le dimissioni da sindaco), sono finiti ai domiciliari gli ingegneri comunali Nicola Cicala e Raffaele Lassandro e al geometra Pasquale Teofilo. Interdizione invece per gli imprenditori Hibro Hibroj, Nicola Narracci, Sergio Giazzi, Vito Dentico e Vito Lo Franco. Sono accusati, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di turbativa d’asta, peculato, falso ideologico, corruzione (ritenuta insussistente in fase cautelare) e rivelazione di segreto d’ufficio. In base alle indagini svolte dalla Finanza, la Procura di Bari ritiene che il meccanismo di assegnazione degli appalti (nove quelli finiti nel mirino, al sindaco ne viene contestato solo uno: quello per il rifacimento di largo Gelso e lungomare Domenico Modugno) sia stato truccato per favorire alcuni imprenditori, cioè quelli che garantivano «supporto elettorale». Su questo punto le indagini stanno andando avanti.

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