Lunedì 02 Agosto 2021 | 08:23

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Focolai Covid in due Rssa nel Barese: Procura rinuncia a richieste d'arresto per gli amministratori

Accusati di concorso in epidemia colposa con riferimento a due focolai Covid scoppiati durante la prima ondata della pandemia, nel marzo-aprile 2020

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La Procura di Bari ha rinunciato alle richieste di arresto per gli amministratori di due Rssa del gruppo Segesta Mediterranea, accusati di concorso in epidemia colposa con riferimento a due focolai Covid scoppiati durante la prima ondata della pandemia, nel marzo-aprile 2020, in altrettante Rssa con 257 contagi complessivi e 47 decessi (130 contagi e 27 decessi nella Rssa «Villa Giovanna» a Bari, 127 contagi e 20 morti nella Rssa «Nuova Fenice» a Noicattaro).

Nell’inchiesta dei carabinieri del Nas, coordinata dal procuratore facente funzione Roberto Rossi, sono indagate cinque persone, i due legali rappresentanti della società Segesta, Federico Guidoni e Catina Piantoni, i due coordinatori sanitario e gestionale di Villa Giovanna, Michele Di Tommaso e Tiziana Caselli, e il coordinatore gestionale della Rssa Nuova Fenice, Nicoletta Ricco, accusati di «condotte omissive» sulle misure di sicurezza che - secondo il pm - avrebbe potuto prevenire il rischio di contagio.
Per gli indagati la Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari, che nei mesi scorsi sono stati rigettati dal gip. Il rigetto è stato poi impugnato e l’appello si sarebbe dovuto discutere oggi dinanzi al Tribunale (sezione misure di prevenzione), ma la Procura vi ha rinunciato ritenendo cessate le esigenze cautelari per il troppo tempo trascorso.

L’inchiesta comunque prosegue. Secondo l’accusa gli amministratori delle due strutture non avrebbero adibito un’adeguata zona Covid, avrebbero consentito situazioni di promiscuità tra positivi e negativi al virus, non avrebbero allontanato e sostituito il personale contagiato né fornito i necessari dispositivi di protezione. In questo modo avrebbero "cagionato un andamento esponenziale della curva dei contagi».

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