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Progetto murales a Putignano sulla Torre dell'Acquedotto: altolà dalla Soprintendenza

La Soprintendenza boccia l’idea del Comune: il serbatoio dell’acqua non si tocca

Putignano, i murales coloreranno la torre dell’Acquedotto: scoppia la polemica

BARI - Stop ai murales sulla Torre dell’Acquedotto. Firmato: la Soprintendenza. Il motivo? «L’intervento proposto di street art candidato a finanziamento regionale è improprio rispetto ai caratteri dell’edificio in questione». La querelle tiene banco nella città del Carnevale, e non solo perché la Torre in questione è il punto più elevato della città perchè sfiora i 400 metri sul livello del mare. Riepiloghiamo la vicenda.
Il Comune di Putignano aveva aderito alla manifestazione d’interesse promossa dalla Regione un anno per la misura «Sthar Lab - Street Art», individuando nella Torre dell’Acquedotto (o serbatoio di compenso), ubicato in via Castello, il luogo identitario da riqualificare.
In pratica, la locale amministrazione concorreva per ottenere un finanziamento regionale di 40mila euro, da utilizzare per realizzare graffiti e murales sul torrione collocato nel centro storico.
Molti residenti avevano però storto il naso di fronte a tale prospettiva, ritenendo che «imbrattare» con moderni graffiti un simbolo della storia locale, dunque vincolato, non fosse una buona idea. Altri luoghi della città, assai degradati e da riqualificare - è la tesi dei dissenzienti - potevano essere considerati più idonei a ospitare i murales artistici.
Tesi oggi di fatto avallata dal parere contrario espresso dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Bari che, con propria nota protocollata il 13 aprile scorso, ha bollato l’intervento come «improprio». Circostanza tra l’altro rilevata dal Pd cittadino, secondo cui, a fronte di tale esito, la locale amministrazione avrebbe fatto «una figuraccia». I Dem infatti da tempo avevano posto l’attenzione sulla manifestazione di interesse allo «Sthar Lab», vale a dire la misura della Regione dedicata alla promozione della Street Art, evidenziando perplessità sulla scelta, diciamo così, della «tavolozza», ritenendo la Torre inadatta allo scopo.
La giunta comunale aveva invece avviato il percorso a settembre scorso: erano seguite le determinazioni dei dirigenti, e la commissione nominata aveva proposto di aggiudicare la gara all’associazione culturale «Le Bocche del Vento». Individuata la proposta, era stata avviata la fase di coprogettazione tra il vincitore della gara e il Comune.
Fino alla bocciatura da parte della Soprintendenza: «L’intervento proposto di street art è improprio rispetto ai caratteri dell’edificio in questione sovrapponendosi allo stesso, utilizzato quale supporto di una rappresentazione fuori scala, in grado quindi di alterare quel disegno architettonico, espressione di funzione e struttura meritevole di conservazione nella sua piena riconoscibilità in quanto fondamento della moderna architettura». Un altolà inappellabile.
Durissimo il commento del Partito Democratico: «Il fallimento della partecipazione alla “Manifestazione di interesse Sthar Lab” è ancora più grave perché sancisce, ove ve ne fosse bisogno, l’incapacità dell’amministrazione di elaborare un progetto degno di tal nome idoneo ad avere accesso al finanziamento regionale. Così - conclude la nota -, mentre tutti i Comuni d’Italia, grandi e piccoli, si attrezzano per sfruttare al meglio le opportunità del dopo-Covid, l’amministrazione condanna Putignano a subire le nefaste conseguenze della sua azione».
La polemica è forse destinata a trascinarsi. In ogni caso, la querelle ha riacceso i riflettori su un monumento che forse molti forestieri non conoscono. Il «serbatoio di compenso» o «torrione per deposito d’acqua», oggi noto come Torre dell’Acquedotto pugliese, ha quasi 100 anni: infatti fu costruito nel 1923. L’amministrazione comunale dell’epoca individuò il luogo della edificazione fra la via di Palmento e via Castello. Si resero necessari l’esproprio e l’abbattimento di alcuni edifici e persino di un orinatoio pubblico. Fu il Corpo Reale del Genio Civile a stabilire che il serbatoio doveva essere collocato sul punto più elevato dell’abitato, in modo che potesse distribuire acqua per caduta, senza che fosse necessario l’intervento delle pompe di erogazione, soggette a possibili guasti. Già a maggio di quello stesso anno fu garantita l’erogazione dell’acqua nell’abitato putignanese. L’inaugurazione ufficiale invece si tenne il 29 settembre 1925.

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