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BARI - «Dopo averci abbandonato da tempo, le parole del ministro suonano come una beffa». Non usa giri di parole l’avvocato Guglielmo Starace che commenta così le recenti dichiarazioni del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sull’edilizia giudiziaria. «C’è un progetto di cittadella giudiziaria anche a Bari su cui stiamo portando avanti il percorso che abbiamo già progettato - ha detto il ministro giovedì scorso in visita nel Tribunale di Foggia -, speriamo di poter accelerare ulteriormente i tempi» per la realizzazione del Polo unico. «I miracoli non si possono fare». E poi, ancora: «Sapete qual è stato il mio impegno a Bari. La mia prima visita da Ministro è stata proprio a Bari. Lì la giustizia si celebrava nelle tende, a distanza di sei mesi, più o meno, siamo riusciti a dare un edificio che ha una sua dignità».

Bene, se ieri il presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari Giovanni Stefanì non ha risparmiato aspre critiche al ministro, anche la Camera penale di Bari è sulla stessa linea. Del resto, sono proprio i penalisti a pagare il conto più salato per il cosiddetto «spezzatino», ovvero la frammentazione delle sedi giudiziarie che costringono a farsi in quattro per riuscire a fare tutto. «Non è possibile continuare con questa storia delle tende ripetuta periodicamente dal ministro - premette l’avvocato Satrace - . Stando alla sua narrazione, le abbiamo lasciate grazie a lui che è riuscito a trovare un palazzo di dieci piani. L’edificio di via Dioguardi, cui si riferisce, non risolve i problemi. In era Covid, poi, non ne parliamo, visti spazi esigui e ambienti ristretti in cui bisogna anche assicurare distanze che in questi locali non si possono garantire nonostante tutta la buona volontà. Magistrati, avvocati e personale amministrativo si stanno facendo in quattro per cercare di portare avanti la giustizia penale per far sì ad esempio che le udienze si celebrino agli orari fissati, che le comunicazioni arrivino per tempo e via discorrendo. Insomma, noi lavoriamo in condizioni difficili e il ministro quasi due anni e mezzo dopo le tende allestite nell’atrio del vecchio Palagiustizia di via Nazariantz dichiarato inagibile, dice che non può fare miracoli. Davvero senza vergogna».
Come è noto, il progetto per realizzare il Polo unico della giustizia nell’area dell’ex Casermette è attualmente in una fase di stallo. «Sin dal primo momento, era maggio 2018, invocando la nomina di un commissario per l’edilizia giudiziaria. Non fummo ascoltati, ci fu detto “Non vi preoccupate, me la vedo io” e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non solo. Noi scriviamo al ministero e non riceviamo alcuna risposta».

Accesso per appuntamento in cancelleria, termoscanner all’ingresso, bisogna dire dove si va, accesso nelle aule non molto tempo prima rispetto alla fissazione del proprio processo. Ma soprattutto, la giustizia penale disseminata in più sedi: via Dioguardi (Procura e Tribunale penale compreso ufficio gip e Riesame); via Brigata Regina (dove ci sono alcuni uffici della Procura come il dibattimento e della polizia giudiziaria); via Tommaso Fiore (Tribunale e Procura per i Minorenni); piazza De Nicola (Tribunale di Sorveglianza, Procura generale e Corte d’Appello); San Paolo (Giudice di Pace) e, all’occorrenza, aula bunker a Bitonto e carcere dove gli avvocati si recano per i colloqui con i loro assistiti e anche per celebrare a volte le udienze di convalida degli arresti o gli interrogatori di garanzia. Ma non dite ai penalisti che ormai sono rassegnati rispetto a una situazione incancrenita. «È nostro dovere fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per rendere il servizio giustizia il migliore possibile nell’interesse dei cittadini», conclude Starace.

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