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I controlli della Procura di Bari che hanno portato a chiudere i canali Telegram

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BARI - Per stanare i ladri dei giornali hanno usato alcuni infiltrati. Militari che si sono finti «pirati» per capire quale era la fonte di alcuni dei quotidiani poi distribuiti nei gruppi Telegram che la piattaforma di messaggistica russa ha fatto chiudere su richiesta della Procura di Bari. L’indagine condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari e coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, che la scorsa settimana ha ordinato altre otto perquisizioni a carico dei gestori dei canali abusivi, è dunque entrata nelle chat riservate in cui si gestisce il traffico dei file in «pdf»: quotidiani, soprattutto, ma anche libri distribuiti beffando il diritto d’autore.

Uno degli ispettori guidati dal colonnello Luca Cioffi, che ha preso le redini del Nucleo dal colonnello Pierluca Cassano con cui era partita l’indagine, si è ad esempio infiltrato nel «supergruppo» chiamato «Di nuovo insieme!» in cui un utente aveva annunciato di avere a disposizione un certo quotidiano locale: «Se c’è qualcuno capace di pulirlo dal numero di abbonamento me lo faccia sapere così lo mettiamo qui». Il militare ha dunque contattato l’utente, fingendosi un «collega», per chiedere lumi: e ha appreso che la fonte era un abbonamento legittimamente acquistato, e che dunque prima di essere condiviso nei gruppi pirata il file in formato «pdf» andava ripulito dal numero di serie che avrebbe permesso di risalire al titolare dell’abbonamento. Numero di serie che in alcuni casi non veniva cancellato. Da qui, e con la collaborazione degli editori, è stato facile risalire a chi aveva messo in giro il file: le perquisizioni ordinate dalla Procura di Bari sono servite proprio per capire se le persone così individuate siano in qualche modo coinvolte nella gestione dei canali pirata.

L’indagine ha poi fornito una lettura interessante sul motivo che spinge alcune persone a gestire gruppi di distribuzione, aperti a tutti, in cui è possibile scaricare gratis libri e giornali. La motivazione potrebbero essere i link di Amazon, ovvero il meccanismo attraverso la quale la piattaforma di e-commerce garantisce commissioni a chi gli porta clienti tramite un programma di affiliazione: se una vendita avviene seguendo il link «sponsorizzato», Amazon riconosce una commissione di alcuni punti percentuali. Dall’esame dei canali di Telegram sono dunque emersi due canali gestiti da persone iscritte al programma di affiliazione di Amazon che pubblicizzavano anche giornali e riviste pirata. E così i finanzieri sono risaliti a un 45enne di Ceccano, in provincia di Frosinone, e ad una 24enne di Casarano, che attiravano iscritti ai loro canali distribuendo materiale protetto da diritto d’autore.

La terza categoria di pirati è costituita da quanti avevano probabilmente immaginato di costruire un’attività sul lavoro altrui. I finanzieri hanno infatti individuato un «bot» (un programma che risponde automaticamente alle chat) attraverso cui era possibile accedere a un canale privato che distribuisce giornali e riviste. Non gratis ma pagando un abbonamento tramite Paypal, da 5 euro per un mese a 20 per un anno. A gestirlo, hanno scoperto i militari, era un pescivendolo 55enne di Termini Imerese che in sei mesi aveva ricevuto accrediti per poco più di 1.400 euro. Praticamente senza muovere un dito. 

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