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Cassano, interrogato dal gip il luogotenente arrestato

Il comandante dei Carabinieri Maldarizzi agli arresti domiciliari si è difeso dalle accuse

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CASSANO - Ha risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte, nel corso di un interrogatorio di garanzia durato più di tre ore, il luogotenente Cosimo Maldarizzi, 57 anni, per lungo tempo comandante della stazione Carabinieri di Cassano. Assistito dall’avvocato Francesco Paolo Sisto, il militare ha dato la sua versione dei fatti per allontanare da sè le accuse che gli vengono rivolte dalla Procura barese, ossia peculato, omessa denuncia da parte di pubblico ufficiale e depistaggio. Il luogotenente si trova agli arresti domiciliari. In molti a Cassano si domandano: per quale ragione avrebbe commesso questi reati?

La vicenda è oramai nota. Secondo i carabinieri di Gioia e Acquaviva che hanno condotto le indagini, tutto inizia il 29 giugno 2018 quando i carabinieri di Cassano fanno irruzione in un capannone apparentemente abbandonato in contrada Pezza della Stella. All’interno vi sono diversi veicoli rubati al titolare di una ditta di trasporti. Tra questi c’è un autocarro Fiat Iveco 100. I militari rinvengono anche una cisterna in vetroresina vuota di circa sessanta quintali il cui valore supera i 10 mila euro. Come testimonierà successivamente il proprietario dell’Iveco, quella cisterna era installata sul suo furgone. Tutti i mezzi ritrovati vengono affidati alla custodia di una ditta di soccorso stradale. Il capannone viene svuotato ma resta la vasca in vetroresina. Il titolare della ditta, sosterrà poi che è stato proprio Maldarizzi a dirgli di lasciarla lì dove era «perchè ci sono ancora dubbi sulla reale provenienza».

Gli inquirenti sostengono che nelle ore e nei giorni successivi al ritrovamento «non viene operato il sequestro, né vengono verbalizzate le operazioni che hanno portato al rinvenimento di quei veicoli rubati; non vengono effettuate le segnalazioni all’autorità giudiziaria procedente né alla polizia giudiziaria che aveva trasmesso la notizia di reato; infine non vengono avviate ricerche per risalire al proprietario del terreno e del capannone». Inoltre dai riscontri eseguiti sulla utenza di Maldarizzi, emergono contatti telefonici tra lui e il titolare di un noto agriturismo della zona. Meno di due ore dopo il blitz la cisterna vuota viene prelevata e trasferita nella antica masseria gestita dall’uomo che Maldarizzi ha contattato. Il 7 agosto 2018 la refurtiva viene restituita al proprietario che denuncia: «Manca la cisterna, che fine ha fatto?».

Partono le indagini dei carabinieri. Sempre in base alla versione della Procura, a dicembre 2019, il luogotenente Maldarizzi viene a sapere della esistenza della indagine, contatta la società che aveva in custodia i veicoli ritrovati e la informa che a causa di un equivoco la cisterna non era stata prelevata insieme ai mezzi rubati da quel vecchio capannone.

Il custode giudiziario torna a Cassano per prelevare il serbatoio in vetroresina che nel frattempo è stato riverniciato. Su indicazione di Maldarizzi non si dirige al vecchio capannone dove tutto era successo un anno e mezzo prima ma all’esterno della sede dell’agriturismo. Ogni cosa sembra essere tornata al suo posto ma non è così. L’inchiesta si chiude con l’arresto del luogotenente. Con lui risultano indagati uno dei suoi militari, il responsabile dell’agriturismo, il custode giudiziario. L’indagine sembra aver trovato tutte le risposte meno una; perché. Non ci sono infatti riferimenti a compensi in denaro o altre utilità che potrebbero aver spinto il luogotenente a fare quello di cui viene accusato. 

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