Giovedì 27 Febbraio 2020 | 09:25

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Caso Seu a Bari, la bimba di Bitonto lascia la Rianimazione

Al Giovanni XXIII debellato il batterio «Ora la riabilitazione, siamo ottimisti»

ospedale pediatrico bari

L'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari

BARI - iDopo 13 giorni la piccola R. ha lasciato la rianimazione ed è tornata in reparto, stretta tra le braccia di mamma e papà. C’era grande emozione ieri al «Giovanni XXIII» di Bari, dove i medici fanno ampi giri di parole per non utilizzare il termine «miracolo». Ma prima di Ferragosto, quando è stata ricoverata a causa della Seu, questa bimba di due anni si è trovata a tre minuti dal decesso. Ora è fuori pericolo.

«Ha fatto progressi che non ci aspettavamo anche dal punto di vista neurologico - dice Dino Milella, direttore della Rianimazione pediatrica -. Passata la bufera Seu, che abbiamo debellato, adesso la bimba dovrà fare un percorso di graduale e lento recupero delle varie funzioni». Il reparto di Nefrologia diretto dal dottor Mario Giordano, centro di riferimento regionale per la cura della Sindrome emolitico-uremica, ha seguito fin dall’inizio un caso che gli specialisti definiscono particolarissimo oltre che complesso e che, secondo Milella, «potrebbe diventare un caso di studio». «La bambina risponde agli stimoli e mostra una discreta ripresa funzione renale - dice Giordano -, bisognerà fare una riabilitazione, un percorso lungo che ci aspettiamo di concludere al meglio». Per la bambina è stato utilizzato il Soliris, un anticorpo monoclonale (un tipo di proteina) concepito per combattere una malattia genetica molto rara che è risultato molto più efficace contro la Seu rispetto alla terapia convenzionale. La malattia è causata dal batterio Escherichia coli, che si può trovare nel latte non pastorizzato, sulla buccia della frutta lavata male, nell’acqua contaminata: produce una tossina (Vtec) capace di provocare la «rottura» delle piastrine del sangue, nei casi più gravi insorge la Seu che può condurre alla morte, come avvenuto lo scorso anno per una bimba di 13 mesi di Lucera. «Finora - dice Giordano - in Puglia quest’anno c’è stato solo questo unico caso. Il protocollo di sorveglianza istituito dalla Regione sta funzionando».

La terapia con il farmaco di nuova generazione ha portato a debellare il batterio, ma la cura (costosissima, e ovviamente a carico delle casse pubbliche) non si è limitata a questa. «È stata utilizzata per la prima volta al mondo - dice Milella - una tecnica combinata che ho sviluppato io. Siamo un gruppo di persone, un ospedale che mette a disposizione competenze elevate. E negli ultimi tre anni ci siamo specializzati nel debellare la Seu». Già da martedì, la piccola R. aveva recuperato la respirazione autonoma, e anche il rischio di danni neurologici (seppur lievi) sembrerebbe scongiurato. La bambina era arrivata in Rianimazione in arresto cardiaco ed è stata mantenuta in vita per 40 minuti. Quando ieri l’hanno vista tra le braccia della madre, in tanti non hanno trattenuto le lacrime.

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