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Bari, sepolto in casa, dai suoi stessi rifiuti: vicini esasperati. Al via la bonifica

L'uomo vive nel quartiere S.Rita, e accumula in casa immondizia ed escrementi. Ma dal Comune nessuna risposta

Bari, sepolto in casa, dai suoi stessi rifiuti: i vicini sono esasperati

foto Luca Turi

Prigionieri. Prigionieri in un condominio che qualcuno ha dimenticato, prigionieri dell’indifferenza, della burocrazia. Prigionieri degli effluvi infernali in arrivo dall’appartamento al primo piano. L’odore è davvero insopportabile. Ti viene da mettere la mano al naso e alla bocca. Ti viene da vomitare sulla soglia di quell’alloggio di proprietà comunale, occupato da un uomo perduto.
Siamo in via Roccaporena, nel quartiere Santa Rita, palazzina B, intonacata con due contrasti di verde e un lunghissimo porticato graffito di scritte dei «seguaci della Nord» e di più liriche citazioni di Jim Morrison. Una delle condòmine, al solito, sotto i portici getta litri di candeggina. «Tento di disinfettare, perché con l’arrivo del caldo la situazione complessiva peggiora. Ma non c’è niente da fare. Se ne deve andare».

I residenti sono inferociti e stanchi. Sono esasperati: la convivenza con l’anziano del primo piano è impossibile. Capiamo subito che hanno ragione, che non esagerano, che la situazione è disperata, quando ci affacciamo sulla soglia delle due stanze occupate dall’uomo: un delirio di rifiuti ed escrementi, di oggetti, sporcizia, residui di cibo, buste di plastica, fazzolettini usati. Un paio di radio, una piantina di basilico fresco, alcune immagini di Padre Pio. E un’invasione di mosche e formiche su un logoro materasso. Una scena mai vista.


La spazzatura ha ricoperto ogni cosa, i miseri arredi, le pareti, il pavimento. Sul pavimento, tendenzialmente, l’uomo fa anche i suoi bisogni sui quali poi getta amuchina o acido muriatico. Sarà quella l’origine di un’inquietante ed evidentissima screpolatura al di sotto dell’alloggio, che gli stessi condòmini ci fanno notare sul soffitto dei portici. «E se crolla?». Una convivenza più che difficile. «Non possiamo aprire le finestre, dobbiamo vivere sigillati in casa e comunque la puzza arriva in ogni caso». Servizi sociali? Asl? Amministrazione comunale? Vigili? Carabinieri? «Li abbiamo chiamati tutti - raccontano gli inquilini di via Roccaporena - Un po’ di anni fa l’alloggio è stato anche ripulito, ma siamo punto e da capo. Abbiamo chiesto aiuto a tutti. I carabinieri dicono che non è affar loro. I vigili dicono che non possono far nulla. Dall’ufficio di Gabinetto del sindaco Decaro una funzionaria ci rispose: ho mandato pec a tutti, nessuno mi ha risposto. Scusate, mi vergogno».

Perché da queste parti ci si sente prigionieri anche dell’impotenza. Se chiedi aiuto e nessuno te lo dà, cosa diavolo puoi fare? Se questa fosse una di quelle periferie di degrado, violenza e malavita, probabilmente, i conti tra i condòmini e il «povero vecchio matto» sarebbero già stati regolati... Ma questa è una periferia di gente per bene, sì condannata a convivere con un certo folkloristico abbandono (vogliamo parlare dei citofoni completamente divelti? o dei bei chioschetti di piazza Pertini in balìa dei vandali? degli alberi pericolanti alle spalle della chiesa? della linea 11 dell’Amtab che passa ogni tre quarti d’ora?) ma gente che comunque se ha un problema si rivolge alle «istituzioni», chiamiamole così. Il problema è che le «istituzioni» sembrano a loro volta impotenti (o indifferenti...).

«Un giudice ha stabilito che quest’uomo è capace di intendere e di volere - spiegano ancora gli inquilini - Però se proviamo a chiedergli di pulire casa ci manda a quel paese, se bussa qualcuno (un’assistente sociale di tanto in tanto prova a fargli visita, ndr) non apre nemmeno la porta. Grida e bestemmia».
«A me ha detto chiaro e tondo - aggiunge un altro inquilino - che se il Comune mandasse qualcuno a pulire lui si barrica di nuovo a casa e ricomincia ad accumulare roba. È un uomo malato, ha piaghe alle gambe, è solo. Avrebbe bisogno di aiuto quotidiano, di vivere in un istituto. Andrebbe salvato da se stesso. E noi salvati da lui».

La casa degli orrori verso la bonifica - (Ninni Perchiazzi)

Sarà un’ordinanza del sindaco a tutela dell’igiene pubblica ad aprire le porte alla bonifica dell’appartamento degli orrori in via Roccaporena, a Santa Rita. In quegli anfratti della periferia meno ridente, ma non degradata, è un ottuagenario malato, con le idee un po’ annebbiate (per effetto anche della solitudine) a tenere in scacco un intero condominio, a causa delle condizioni apocalittiche del suo appartamento, tra rifiuti di ogni genere e avanzi di cibo sparsi qua e là, un materasso invaso dagli insetti, mobili accatastati e sporcizia diffusa in ogni dove.
Dopo che il caso è stato segnalato dalla Gazzetta, a breve saranno Asl, Amiu e polizia locale a ripristinare le condizioni di vivibilità dell’immobile (di proprietà del Comune) situato al primo piano e di tutta la palazzina, pervasa da miasmi mefitici ed effluvi infernali, tali da costringere i condòmini ad asserragliarsi in casa, serrando porte e finestre, con l’afa a favorire l’effetto moltiplicatore sia del degrado delle condizioni di vita del pensionato in lotta con la stabilità della sua psiche, sia del disagio causato a chi in quel palazzo ci vive. Che negli anni ha invocato l’intervento di tutti, dal Comune ai Carabinieri, passando per Asl e vigili urbani. Spesso invano.
«Il problema è che siamo in presenza di un paziente psichiatrico che non è un paziente psichiatrico». Sembra un gioco di parole, quello di Luciana Cazzolla, direttrice dei servizi sociali del Municipio di Carbonara, ma è solo la conferma di uno dei tanti paradossi che si concretizzano tra carte bollate, cavilli, iter e interpretazioni. «Numerose Ctu (consulenze tecniche predisposte dal Tribunale, ndr) hanno rivelato una specifica sintomatologia, ed in particolare che il soggetto in questione non è in grado di badare a se stesso, ma non che è incapace di intendere e di volere», spiega la funzionaria, nel sottolineare di essere di fronte ad un «caso antico».
E invece.
«Il giudice tutelare si è fidato delle parole dell’interessato è ha revocato il provvedimento con cui si assegnava al soggetto in questione un amministratore di sostegno, proprio a causa delle sue particolari condizioni».
Cosa comporta tutto ciò?
«La revoca del suddetto provvedimento ottenuta dall’interessato, ci obbliga ad avere il suo consenso prima di dover agire, anche per pulire l’appartamento».
Diceva di essere di fronte a un caso già noto ai servizi sociali.
«Certo, le prime criticità risalgono al 2006. A settembre scorso abbiamo effettuato un lavoro di bonifica dell’appartamento, ma solo perché c’era ancora l’amministratore di sostegno, che nei mesi successivi è stato rimosso».
Alla luce delle condizioni esistenti, avete mai pensato ad effettuare uno sgombero?
«Non si può fare. Almeno d’imperio. Occorre il suo consenso per fare pulizia, il cui costo è a suo carico poiché la pensione percepita supera la soglia entro la quale l’intervento è a carico del Comune. Così, anche quando gli sono state fatte alcune proposte, sorgono delle conflittualità perché non vuole pagare le spese dell’intervento di pulizia».
Altre soluzioni?
«Abbiamo pensato all’Adi (l’assistenza domiciliare integrata, ndr), ma prima bisognerebbe pulire l’appartamento.
Un intero condominio è di fatto prigioniero di un uomo.
«Abbiamo ricevuto numerose rimostranze ed abbiamo relazionato a Welfare e Gabinetto del sindaco. Ora stiamo pensando di intervenire a prescindere, invocando la tutela dell’igiene pubblica. Il tutto andrà concordato con polizia locale, Amiu e Asl. Se poi l’operazione di bonifica dovesse durare più di un giorno, sarà necessario trovargli una sistemazione per dormire».
Poi, forse, serviranno nuove valutazioni anche da parte del Tribunale.
«L’iter è lunghissimo. Bisognerebbe aprire un nuovo fascicolo e fare una nuova istanza da parte dei Servizi sociali per assegnare al paziente un amministratore di sostegno. Intanto, il piano più breve per tutelare tutti è effettuare la bonifica, poi si può procedere con l’Adi o con la nomina di un amministratore di sostegno».
Tra oggi e domani è attesa l’ordinanza del sindaco a tutela dell’igiene pubblica, così sarà possibile effettuare il sopralluogo da parte di Asl, Amiu e polizia locale e decidere i tempi dell’intervento di bonifica.

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