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Putignano, furto di farmaci salvavita: un business milionario

Le medicine destinate ai pazienti italiani vengono rubate e vendute oltre i confini

Putignano, furto di farmaci salvavita: un business milionario

Le mafie in farmacia. Così la malavita si arricchisce con furto e spaccio di medicine. Farmaci costosissimi destinati ai pazienti italiani vengono rubati dalla criminalità organizzata e rivendute oltre i confini dell’Europa. Questa è la nuova frontiera del crimine che ora sembra passare soprattutto per due regioni, Puglia e Basilicata e più nello specifico per le province di Bari e BAT. Tutto questo mentre i nostri ospedali rischiano di restare senza antitumorali, senza ormoni per la crescita, senza farmaci contro l’epatite C e ai malati a cui vengono venduti arrivano sostanze contraffatte o scadute. L’ultimo furto, nel Barese risale allo scorso 24 marzo Più di 100mila euro di antitumorali portati via dalla farmacia territoriale dell’ospe - dale San Michele in Monte Laureto a Putignano.

Venti giorni prima, dalla stessa farmacia, i ladri ne avevano portati via molti di più, provocando un danno al Servizio sanitario nazionale di quasi 300 mila euro. E capita spesso che questi predoni tornino sulla scena del delitto per fare il bis. È successo ad esempio nella provincia di Brindisi dove la notte del 5 aprile, sono state trafugate le scorte di farmaci anti cancro conservate nella farmacia dell’ospedale civile di Ceglie Messapica. Un mese prima un colpo identico, consumato ai danni dello stesso deposito, aveva fruttato ai ladri un del valore di circa 100mila euro. Il problema, esploso tra il 2013 e il 2015, con numeri da vera e propria emergenza nazionale, è tornato ora ad assumere dimensioni allarmanti aprendo delle voragini nei bilanci del Servizio sanitario nazionale e di conseguenza danneggiando l’Erario.

Negli ultimi dieci mesi si sono registrati sedici furti di farmaci molto costosi e somministrati a pazienti affetti da patologie gravissime per un valore di quasi 2 milioni di euro. Gravi sono le conseguenze di questi saccheggi sull’accesso alle terapie da parte dei malati e sull’attività degli ospedali. Le aziende ospedaliere e sanitarie sono costrette a stanziare nuovi fondi per coprire l’acquisto di ulteriori farmaci in relazione al budget annuale previsto. Poi ci sono le spese dedicate al potenziamento degli apparati di sorveglianza per ripristinare lo stato dei luoghi dopo le scorrerie dei predoni (a Putignano è sceso in campo il Tribunale del malato chiedendo «maggiore protezione e sistemi di sicurezza, oltre quelli già esistenti») . E infine la corsa ad effettuare nuovi ordini per non interrompere la continuità terapeutica. Intanto le indagini sui furti sono passate dalle sezioni investigative delle Compagnie presenti sul territorio di Puglia e Basilicata, come già detto le due regioni prese di mira, nelle mani degli specialisti del Nucleo antisofisticazioni e sanità dei carabinieri, più spesso indicati semplicemente come Nas. Sulla base dei dati raccolti negli ultimi mesi possiamo dire che non solo il fenomeno è tornato, purtroppo in grande stile ma si è concentrato su una serie di «obiettivi sensibili».

Questo può significare solo una cosa: chi muove le fila di questo business possiede buoni collegamenti in questi territori. Le mafie continuano a evolversi e, se prima lo scopo era rivendere fiale e flaconi, in particolare medicinali oncologici e ormoni della crescita, nella rete del «parallel trade» (l’importazione parallela di medicinali nei Paesi Europei), soprattutto in Germania, oggi si punta al mercato nero e ai canali extra-Ue, all'Est europero e in Paesi come Turchia e Stati Uniti. C'è anche un'altra novità. Nella lista della spesa dei predoni sono entrati anche i medicinali anti epatite C. In passato, sul piano investigativo la collaborazione tra l'Agenzia del farmaco e Nas ha chiuso i canali piu’importanti: si trattava per lo più di furti su commissione, con i farmaci «ripuliti» e rimessi in commercio.

Venivano inviati a un'unità centrale e rivenduti attraverso false fatture emesse da grossisti esteri non autorizzati. In pratica l'origine delle confezioni veniva contraffatta e i medicinali, ripuliti appunto, da quel momento in poi potevano essere consegnati a grossisti italiani autorizzati, che a loro volta li inviavano all'estero: il meccanismo del commercio parallelo li portava quindi in Germania, anche indirettamente tramite Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi. Il «canale» europeo tra il 2013 e il 201 però è stato bloccato e i burattinai di questi traffici hanno adottato nuove strategie. Vengono ora battuti canali di rivendita diversi dai tradizionali: mercato nero, mercati extra-Ue, network online di pazienti e grossisti. Il problema dei furti dei medicinali, soprattutto nelle farmacie ospedaliere, dicevamo sta tornando ad assumere dimensioni allarmanti con danni considerevoli. C'è anche un altro problema. Molti dei medicinali tumorali devono rispettare la catena del freddo. I trasferimenti clandestini, dopo il furto, rischiano di alterarne l’efficacia e provocare nei pazienti che dovessero assumerli delle reazioni avverse. Oggi passa anche tramite il web la vendita illegale dei medicinali salvavita.

Basta una ricerca per parole. Lo scambio illegale che passa dai social network tratta farmaci salvavita rubati tra Italia, Grecia, Francia e Inghilterra poi rivenduti in Turchia dove vengono confezionati nuovamente e reimmessi nei mercati. In altri casi prendono invece la strada verso Libia, Tunisia ed Egitto. Conoscere i meccanismi permette di comprare facilmente, ma anche di arruolare persone disposte a impossessarsi illegalmente di qualsiasi tipo di farmaco: dagli antitumorali ai medicinali da banco. I social network, secondo l’Agenzia del farmaco italiano, con la loro strategia di profilazioni dell’utenza, sono uno strumento ideale per andare a cercare il cliente giusto per la compravendita del prodotto illegale. È la nuova frontiera del crimine. La maggior parte del materiale farmaceutico antitumorale che circola illegalmente via internet proviene da ospedali italiani. In base ai dati di Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) negli ultimi anni il 50 percento delle strutture sanitarie e ospedaliere ha subito almeno un furto di farmaci o dispositivi medici. Per quello che riguarda l’ondata di furti degli ultimi dieci mesi si ipotizza l’esistenza di una rete criminale, altamente specializzata, con ogni probabilità legata alla Camorra Un business che si gioca sulla pelle dei malati.

Dal 2006 ai primi mesi del 2014, milioni di euro di medicinali sono stati rubati negli ospedali del Sud. Il 2013 è stato l’anno record con un aumento del 70%. Ben 53 sono stati in quell’an - no i furti nelle farmacie ospedaliere e 37 quelli nei primi 5 mesi del 2014. Più della metà dei casi si concentrarono in Puglia. Milioni di euro in Enbrel, Umira, Rebif, Orenci a, Cetuximab (solo per fare alcuni nomi) sparirono dai dispensari degli ospedali di Bari e Bat. Il Policlinico ci rimise un milione di euro. Nell’elenco delle «vittime» ci furono le farmacie ospedaliere del San Paolo e del Cto di Bari (per due volte), quelle del Miulli di Acquaviva Putignano in questi anni ha battuto tutti i record: quattro furti e quasi 800mila euro di danni. La prima razzia porta la data dell’ agosto del 2013 quando una banda molto ben organizzata portò via farmaci per 400mila euro. La seconda a gennaio del 2014: ammontare del danno 20mila euro, La terza, lo scorso 5 marzo, la quarta il 25 dello stesso mese con un buco per l’Erario di 400mila euro

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