Giovedì 21 Marzo 2019 | 20:38

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Arrestato «Malagnac»

Bari, la parabola del boss Montani
Da capo clan a ladro di appartamento

Nel 2016 era tornato libero dopo 28 anni in carcere. L'altra sera in cella per un furto-rapina in casa a Carbonara. «Tengo famiglia»

Bari, la parabola del boss MontaniDa capo clan a ladro di appartamento

Malagnac all'opera

Agli agenti della Polizia di Stato che lo ammanettavano, pare abbia detto di avere rubato perché in stato di necessità. Una versione a grandi linee ribadita nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice. Insomma, qualcosa di molto simile a «Tengo famiglia». Da uomo ritenuto di spicco nel panorama della criminalità barese degli anni Novanta (ha trascorso in carcere 28 anni), a presunto ladro di appartamenti. È la parabola di Andrea Montani, 54 anni, detto «Malagnac», finito in carcere martedì sera con l’accusa di rapina aggravata. È lui, secondo l’accusa, l’uomo che con un complice arrestato in flagranza di reato il 15 agosto scorso (il crimine non va mai in ferie), avrebbe svaligiato un appartamento a Carbonara.

Ad immortalare il raid nell’appartamento le telecamere di sorveglianza installate dal proprietario all’interno dell’immobile. Mentre il presunto complice di Montani era stato colto sul fatto e arrestato immediatamente, bloccato dopo che era stato impedito un tentativo di fuga, «Malagnac» era riuscito invece a fare perdere le proprie tracce. Prima, però, stando alla ricostruzione degli inquirenti e al capo d’imputazione, si sarebbe avvicinato con fare minaccioso al proprietario di casa che nel frattempo si era precipitato nella sua abitazione insieme alla Polizia. Montani, insomma, in quei concitati momenti, avrebbe provato a far fuggire il complice. Un tentativo vano perché quest’ultimo è stato bloccato dagli agenti delle Volanti dopo una colluttazione. Letteralmente colti con le mani nel sacco, insomma, con esiti diversi: il 54enne, riusciva momentaneamente a fuggire. Il complice veniva bloccato dalla Volante, giunta immediatamente sul posto.

Gli agenti, guidati dal vicequestore Maurizio Galeazzi, hanno subito analizzato le immagini. Forse con sorpresa, hanno riconosciuto in Andrea Montani, in passato più volte arrestato e detenuto, ritenuto il boss del quartiere San Paolo, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e con numerosi precedenti penali, l’uomo in bermuda jeans che rovistava in casa.

Assistito dall’avvocato Nicola Quaranta, Montani ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Francesco Mattiace, sostanzialmente ammettendo il furto in casa (difficile negarlo con la prova così evidente delle telecamere che hanno ripreso il furto in diretta), ma ha fermamente negato l’accusa di rapina. Nessuna minaccia al padrone di casa nel tentativo di fare fuggire il suo complice. Montani avrebbe anche spiegato il suo gesto, sostenendo che da poco aveva perso il lavoro e che davvero non sapeva come mantenere la sua famiglia.

Per il giudice, tutti gli elementi raccolti e sottoposti al suo vaglio «attestano un’assoluta incapacità da parte dell’indagato nel controllare le spinte criminali e fanno ritenere sussistente un elevatissimo pericolo di reiterazione criminosa, nel caso in cui dovesse essere rimesso in libertà».

Di qui il carcere disposto perché secondo il giudice, la misura cautelare degli arresti domiciliari «non gli impedirebbe di mantenere contatti con i propri complici (anche con l’applicazione del braccialetto elettronico)». Montani «ha ritenuto di proseguire lungo la via del crimine», si legge ancora nell’ordinanza. Di qui la sua «idiosincrasia a rispettare le prescrizioni impostegli dall’autorità giudiziaria». [g. l.]

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