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Insediamento il 21 ottobre

Bari, suora nigeriana a capo di S. Scolastica, guiderà le 12 monache di clausura

Si chiama Suor Beluchi, ha 47 anni: «Sarà una grande festa, è come se diventassi il vescovo delle donne»

Bari, suora nigeriana a capo di S. Scolastica, guiderà le 12 monache di clausura

(foto Luca Turi)

Velo bianco, abito celeste, crocifisso al collo, occhi grandi scuri, pelle scura e uno sguardo dolce, materno capace di accogliere chiunque senza troppe parole. È originaria della Nigeria e ha 47 anni. Una giovane donna di colore che da oltre dieci anni convive con la città di Bari, perfettamente integrata con la nostra terra. Prega per i baresi ma soprattutto dedica la sua vita alla principale attività che regola il mondo sacro dei benedettini: «ora et labora».
Il suo nome (dopo i voti) è Madre Corpus Christi Beluchi, Codelia prima dei voti: dall’11 luglio scorso è stata nominata nuova Badessa del Monastero di Santa Scolastica di via Camillo Rosalba, nel quartiere Poggiofranco di Bari. La struttura religiosa, un’«oasi» in mezzo ad un quartiere moderno e vivace (vicino c’è anche la Facoltà di Economia e commercio) attualmente ospita 12 monache di clausura: 6 nigeriane e 6 italiane, 3 delle quali baresi.
Ci apre le porte del monastero barese e ci chiede da chi abbiamo appreso del suo nuovo incarico. «Come mai siete qui? – ci chiede con profonda delicatezza e stupore al tempo stesso – la mia festa è il 21 ottobre, come fate a sapere tutto questo?»
Le spieghiamo che è stato l’Arcivescovo. mons. Francesco Cacucci, a comunicarlo ufficialmente. «Ah bene – ci dice sorridendo – accomodatevi, entrate». Oltrepassato il cancello, entriamo in una stanza al piano terra del monastero e la neo Badessa ci consegna l’invito per la solenne festa della benedizione abbaziale a lei dedicata: una celebrazione eucaristica e poi la grande festa alla presenza del Capo della Chiesa locale e delle suore che attualmente popolano il monastero. «È una festa che si fa una volta sola – ci spiega – perché divento Badessa, come si fa con il vescovo. È come se diventassi il vescovo delle donne! - ci dice sorridendo – Se dovessi andare in un altro monastero non dovrò festeggiare ancora perché non ce ne sarà bisogno».
Mentre madre Beluchi racconta un po’ della sua storia chiama la Badessa ancora in carica, la newyorchese Madre Elisabetta Maria Keeler, oggi 85enne e punto di riferimento da 32 anni del monastero barese. «Lei – spiega – non è più in grado di fare tante cose, vista l’età. Per questo io sarò al suo fianco». Madre Keeler entra nella stanza e ci racconta la storia del monastero che risulta il più antico della Puglia, fondato da Pipino Re di Francia nel 755 , dedicato alla Santissima Trinità e consegnato a Montecassino in dono. «Abbiamo una lunga storia con Bari che risale all’ottavo secolo – spiega madre Keeler – sin da quando nel 1102 a causa degli attacchi continui dei Saraceni le monache si trasferirono dentro la muraglia della città, costruendo il grande complesso al porto, con la nuova dedizione a Santa Scolastica».
Nel 1525 la comunità istituì una fondazione a Bitonto che è tuttora in vita. E nel 1540 una seconda fondazione, vicino al porto di Bari. Nel 1866 la comunità fu espulsa e emigrò vicino alla Cattedrale.
In 30 anni, da 60 monache furono ridotte a 5. Le superstiti si trasferirono nel 1899 in un edificio di via Cardassi.
«Monsignor Carmine De Palma – prosegue Madre Keeler – aiutò molto la Badessa dell’epoca nel mettere in piedi la struttura. Negli anni il monastero crebbe rapidamente al punto che dal 1940 al 1977 fu capace di aiutare altri 5 monasteri, donando 15 monache per mantenerli in vita. Dopo la seconda guerra mondiale il Papa diede la possibilità di creare delle scuole nei monasteri. Fu così anche per quello barese: in tanti portarono i figli e oggi spesso vengono a trovarci condividendo con noi momenti di gioia».
Intanto la città cresceva e per le monache diventava sempre più difficile convivere in un quartiere molto popolato, senza tralasciare le tipiche finalità dell’attività benedettina. A quel punto, nel 1984 il monastero si trasferì in via Camillo Rosalba dove attualmente le monache risiedono. Infine, nel 2003, per decisione dell’Arcivescovo Cacucci, i resti mortali di Monsignor De Palma, per il quale è avviata a Roma la causa di beatificazione, sono stati trasferiti nella chiesa Abbaziale.
«Sono tantissime le persone che vengono qui – spiega madre Keeler – perché la chiesa è aperta tutti i giorni per la messa delle 7 del mattino e delle 11 la mattina della domenica. Viviamo la nostra giornata dedicata alla preghiera, al ricamo e alla realizzazione dei dolci, ovvero dei bocconotti speciali che prepariamo per i nostri benefattori, in particolare a Natale e Pasqua. Per tutti c’è possibilità di incontrarci, la porta del nostro monastero è sempre aperta dalle 9 alle 12 del mattino. Il pomeriggio lo dedichiamo alle nostre attività. La nostra giornata comincia alle 4 del mattino e termina alle 20. Andiamo in chiesa, preghiamo e facciamo colazione alle 8 – spiega - poi ci dedichiamo alle faccende domestiche, alla cucina, al ricamo, alla coltivazione dei prodotti del nostro orto. Alle 13 è l’ora del pranzo e poi riposiamo un po’. Il pomeriggio è riservato alla Lectio Divina, al canto gregoriano, alle preghiere, ai vespri e alla sera, dopo cena, dedichiamo po’ di tempo alla ricreazione tutte insieme. Ho conosciuto tanti baresi – dice madre Keeler – solo la domenica qui si radunano oltre 200 persone per la messa. Poi ci sono tanti che ci chiamano chiedendo di pregare per molte situazioni difficili, in particolare nelle famiglie. Bari ci sta a cuore, ed è sempre nelle nostre preghiere. Quello è il nostro lavoro!».

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