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L'integrazione della perizia

Palagiustizia Bari, colpo di scena: «La Procura può restare lì»

Il professor Chiaia, consulente dei Pm: «In via Nazariantz ora meno pericoli, dopo alleggerimento piani alti possibile un uso provvisorio». La parola al Comune

Palagiustizia Bari

BARI - Contrordine, nel palazzo di via Nazariantz, mai così leggero e vuoto, non solo perché siamo a Ferragosto, una parte degli uffici può restare lì dov’è . Almeno per qualche mese. Le gravi criticità statiche, sia chiaro, al pari del rischio crollo, per giunta «asintomatico», restano tutte. Eccome. Del resto, pilastri, fondamenta, il calcestruzzo utilizzato sono quelli che sono. Ma l’edificio di fronte al cimitero, svuotato dai pesantissimi archivi, per la Procura della Repubblica e non un fascicolo in più, può continuare ancora, sia pure a termine, ad essere la casa dove dimora dal 2001. A metterlo nero su bianco il professor Bernardino Chiaia del Politecnico di Torino, consulente della Procura di Bari nell’ambito della (ennesima) inchiesta sulla sicurezza dell’edificio. Si apre un nuovo scenario.

Uno dei massimi esperti in Italia del settore, Chiaia ha integrato e depositato nel giorni scorsi, l’elaborato del 25 maggio scorso, già di per sé leggermente meno «allarmistico» rispetto a quello del consulente nominato dall’Inail, proprietario dell’immobile, depositato qualche giorni prima. Il professor Amedeo Vitone del Politecnico di Bari, un altro luminare della disciplina, parlava di «inaccettabile condizione di rischio strutturale». Chiaia, a proposito del «margine residuo di resistenza» osservava come non consentisse «di fare affidamento sulla struttura attuale in maniera sicura...».
Entrambe le perizie evidenziavano il rischio di crollo che certamente non viene cancellato oggi con un colpo di spugna. Ma l’adozione di una serie di precauzioni già suggerite da Chiaia nel primo elaborato, avrebbero migliorato la situazione. Anzitutto, rispetto al 31 maggio scorso quando il Comune ha dichiarato l’inagibilità dell’edificio, il palazzo è frequentato da un numero esiguo di persone.Fino a tre mesi fa entravano e uscivano, tra magistrati, avvocati, forze dell’ordine, testimoni, consulenti, cittadini, oltre duemila persone al giorno.

La polizia giudiziaria (per la quale prima che la situazione precipitasse, era stato ipotizzato il trasloco in un palazzo di via Brigata Regina), si è trasferitaaltrove: i circa 120 uomini tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti della Polizia locale sono tornati nei reparti di appartenenza, con tutte le scrivanie e gli armadi. Le udienze non si celebrano più per effetto della sospensione dei termini processuali sino al 30 settembre . Quelle urgenti (convalide dei fermi e degli arresti, quelle con detenuti o con termini di libertà in scadenza) si tengono tra piazza De Nicola (dove c’è anche il Riesame e un presidio dell’ufficio gip-gup) e Bitonto. E tra un po’ sarà disponibile anche la ex sezione distaccata di Modugno. Insomma, non che si ascolti l’eco attarversando il palazzo da anni al centro di polemiche e inchieste, ma con l’ordinanza di sgombero del Comune sulla testa, qui lavorano pochissime persone. Soprattutto, in questi giorni si sta completando l’alleggerimento dei piani alti dell’edificio, liberati da circa 380 armadi di archivi e 60 casseforti. Parliamo di circa 50 tonnellate che adesso non gravano più su travi e pilastri. Dai sopralluoghi che il prof. Chiaia ha eseguito in questi giorni, inoltre, non si ravviserebbero nuove fessurazioni. A monitorare passo dopo passo ciascuna fase, sono i vigili del fuoco con sofisticate attrezzature.

Non che adesso l’edificio scoppi all’improvviso di salute. La guardia resta alta. Ma un palazzo frequentato ora da una trentina di magistrati e dalle loro cancellerie, almeno per qualche mese, torna ad essere una ipotesi non più peregrina. Alla luce della integrazione della consulenza, disposta nell’ambito del fascicolo sulle carenze statiche e sul piano della sicurezza del palazzo, aperto dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dal sostituto Fabio Buquicchio, la domanda è cosa accadrà ora. Il pallino, ricordiamo, lo ha in mano il Comune che ha sempre ribadito: cascasse il mondo, entro il 31 agosto tutti fuori da via Nazariantz. Cosa farà Palazzo di Città alla luce di questo nuovo elemento? E cosa farà la proprietà dell’edificio di fronte a un elaborato meno allarmistico rispetto al rischio di crollo che per Chiaia, a seguito delle precauzioni adottate in questi mesi, sembra meno incombente rispetto al passato?

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