L'editoriale

Storia del cane Patrizio: lusso per la famiglia

Roberto Calpista

Patrizio è un Bulldog inglese che come tutti i Bulldog inglesi costa quanto un mutuo trentennale.

Il 21 dicembre Patrizio compirà cinque anni. Una tabella nella sala d’attesa di uno studio veterinario chiarisce uno dei più grandi misteri: se fosse un umano avrebbe circa 42 anni. Invece Patrizio è un Bulldog inglese cui la fantasia infinita del padre, della madre (che all’inizio non ne voleva sapere) e delle due sorelle ha affibbiato tale nome.

Patrizio è un Bulldog inglese che come tutti i Bulldog inglesi costa quanto un mutuo trentennale. Croccantini monoproteici, snack monoproteici, salviettine, antiparassitari, calmanti naturali per i viaggi, per quando è solo (mai), per quando c’è troppa gente.

Cappottini per il vento, per il freddo e per la pioggia (oltretutto Pat è maschio-maschio, ma per ironia della sorte l’impermeabile c’era solo di colore rosa). Poi c’è il Vet, in famiglia definito - ma con affetto - «l’uomo più ricco d’Italia, forse d’Europa».

Nel frattempo, in questo strano 2020 sta arrivando in silenzio l’autunno, che come questo non pare che sia capitato molto spesso, un autunno povero. Lo sa bene Principessa, una gatta grassa-quasi obesa, che mangia come una tigre e ha la coda molto lunga. Principessa - che ora dovrà mettersi a dieta - si chiamava già così quando, abbandonata, è finita nella famiglia ormai allargata di Patrizio: per lei croccantini, scatolette, spot on antiparassitari. Meno male che è praticamente indistruttibile e il veterinario è un perfetto sconosciuto.

Scriviamo del Bulldog e della gatta perché ieri è stata la giornata del cane, che a noi piace estendere a tutti i pelosetti, domestici e non. Quando Lord Byron seppellì il suo fedele amico a quattro zampe, scrisse: «Qui sono i resti di uno che possedeva bellezza senza vanità, forza senza insolenza, coraggio senza ferocia, e tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi». Ecco, c’è in loro una delicatezza d’animo in grado d’illuminarci il cuore, di amare senza pretendere e di insegnare ad amare. Non fa niente se Patrizio di notte russa come un oboe otturato e Princy all’alba miagola che ha già fame.

Però in Italia anche l’affetto è tassato, anzi tartassato da uno Stato pronto ad approfittare delle tante debolezze sentimentali. Nel rilevare che «la pandemia ha reso il mondo finalmente più consapevole dell’interdipendenza fra la salute degli animali e quella delle persone», il presidente dell’associazione nazionale medici veterinari, Marco Melosi, ha osservato che «è corretto ricordare che le spese veterinarie sono detraibili, ma anche che lo sono in misura irrisoria, un beneficio di 70 euro netti all’anno vanificati dall’Iva. Insomma, il Fisco si riprende quel che dà». Lo stesso vale per i farmaci. Mentre i prodotti pet hanno l’imposta ai livelli più alti.

È esattamente così che si mortifica il possesso responsabile, un principio di civiltà che molti proprietari di cani e gatti portano avanti sotto il peso di un carico fiscale non più giustificabile e sostenibile, sebbene con una sentenza della Cassazione si sia equiparata la negazione delle cure veterinarie al maltrattamento.
Una strada, che in un Paese civile dovrebbe essere tutta in discesa, in Italia, tanto per cambiare, diventa irta di ostacoli. E fa nulla se dovremmo almeno essere in debito di riconoscenza nei confronti dei nostri anziani e facilitare le adozioni da parte loro. Un ottimo metodo per allungare la vita e per trascorrere in salute gli anni dopo il pensionamento, come emerge dal rapporto Senior Italia Federanziani. Lo studio rileva come avere un cane o un gatto sia basilare per aiutare a condurre un’esistenza sana e attiva. Per la maggior parte degli anziani la presenza di un animale da compagnia incide positivamente anche sulla salute psichica, eliminando stress e depressioni e dando uno scopo alla vita quotidiana.

Patrizio e Principessa sono d’accordo e per il prossimo Dpcm, propongono questo pensiero: «I cani sono il nostro tramite con il paradiso… sedersi con un cane su una collina in uno splendido pomeriggio è come tornare all’Eden, dove non fare nulla non era noioso, era la pace».

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