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Sandwich, l’idea inglese più gustata in italia

Esattamente 300 anni fa, il 3 novembre del 1718, la cittadina del Kent che si chiama proprio «Sandwich» diede i natali al conte John Montagu, inventore del panino «veloce»

Sandwich, l’idea inglese più gustata in italia

Molto prima che nascessero le debordanti e monocordi Prove del cuoco e molto prima che gli chef sudassero davanti alle telecamere... era nata una cosa semplice e saziante come il sandwich. Esattamente 300 anni fa, il 3 novembre del 1718, la cittadina del Kent che si chiama proprio «Sandwich» diede i natali al conte John Montagu, inventore del panino «veloce».

Lui, il geniale ideatore delle due fette in cui riporre delizie proteiche, era un uomo veloce come il suo sandwich: un classico inglese dalle cariche amministrative, visto che era nobile, ammiraglio e diplomatico. Per i suoi natali austeri, studiò ovviamente all’Eton College e al Trinity College di Cambridge e poi diventò un arguto politico nella Camera dei Lord. Però era un tipo godereccio e quindi non gli dispiaceva essere un po’ fast anche nel food, visto che non disdegnava il golf, la bella vita e le avventure amorose.
Come poteva nutrirsi un simile conte di Sandwich? Poteva passare lunghe ore piovose seduto a una tavolata davanti ad un piatto di patate lesse? No, giammai. E così, preso dalle carte, dalle partite sulle distese verdi del golf e dalle signore distese al pallido sole inglese, s’industriò per trovare una soluzione rapida alla fame. Insomma, dette un colpo all’alimentazione mondiale inventando il sandwich, il panino che prese il suo nome.

E chi lo doveva dire che la sua fama sarebbe sopravvissuta secoli e secoli. In realtà, lui non fu un granché come personaggio e nel corso della sua carriera fu anche sospettato di corruzione, mentre fecero scandalo la sua morale privata, i suoi intrighi con «paninare» dell’epoca. Ebbe, infatti, molte amanti e in seconde nozze sposò una cantante d’opera, Martha Ray, che - poverina - tra un sandwich e l’altro, fece una brutta fine, perché fu uccisa da un corteggiatore geloso nel 1779.
Il conte di Sandwich invece continuò a spassarsela e a consumare calorie. Il panino da lui inventato attraversò il mondo e, giunto in Italia, cambiò nome e fu italianizzato da quel genio di D’Annunzio, il quale lo definì «tramezzino» e cioè «tramezzo» tra la colazione e il pasto serale. Lo stesso D’Annunzio, star delle parole, fu autore tra l’altro di molte trovate pubblicitarie: pensate che fu lui a dare il nome a «La Rinascente» e ai biscotti Saiwa. Oggi gli avrebbero affidato un corso di marketing da ventimila euro all’anno.
Non guadagnò molto dalla sua straordinaria idea il conte di Sandwich, ma la fama per il suo paese da 5mila abitanti, immerso nel verde e tra i tetti spioventi, quella sì che l’ha fatta guadagnare.
Da quella pace armoniosa delle campagne inglesi il sandwich si è catapultato in mezzo mondo. È il re degli spuntini di ogni parte del pianeta, soprattutto la parte ricca (o ex ricca che dir si voglia). Ha fatto ingrassare intere generazioni di americani; ha preso la forma «nostrana» carica di mortadella e di profumato grasciume nelle rosticcerie del Sud; si è dato nomi di città sui ripiani dei bar autostradali (Camogli, Capri, Ischia); ha imperversato nelle mille «riedizioni», l’ultima delle quali è il «tripizzino» inventato e registrato da Stefano Callegari come incrocio tra pizza e tramezzino (ora è una catena internazionale, mah!).

Un trasformista il nostro sandwich-tramezzino. È passato dagli scamorzoni oliati del tempo in cui si era grassi, ipertesi e felici, alle versioni light che imperversano oggi: ne esistono migliaia di versioni, dal vegano al vegetariano dal senza lattosio a quello ripieno di prosciutto di lupini (sì, credeteci, esiste davvero), versione moderna del «maialato» prosciutto. Il tramezzino dello storico Caffè di piazza Castello a Torino fu il primo servito in Italia nel 1925: oggi ne esistono nello stesso bar trenta varianti con trenta ripieni diversi.

Il tramezzino ha accompagnato la nostra storia, quando mangiavamo la pasta a tavola e quando trangugiamo una sua edizione confezionata da frigo, con scadenza tra un mese, colta al volo aspettando il bus da un «24ore-food» a gettone dei tanti sparsi nelle nostre città. Veloci (e contenti?) ci saziamo così, in modo semplice, per poi immergerci nelle cronache infinite dello chef in voga su ricette la cui preparazione minima dura 2 ore e 55 minuti... E poi quello «strano» era il conte di Sandwich.

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