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Melfi, chi sciopera contro Ronaldo

Sulle prime pagine dei giornali dominava ieri l’acquisto di Cristiano Ronaldo (il Fenomeno, Cr7, chiamatelo come volete) da parte della Juventus.

Per la verità scarseggiavano i dettagli sportivi e abbondavano i «numeri» dell’affare (se di «affare» si tratterà): stipendio di 60 milioni lordi l’anno (fanno 30 netti) per i prossimi 4 anni; 105 milioni sono stati pagati per il «cartellino» al Real Madrid; 12 milioni al procuratore dell’asso brasiliano, Jorge Mendes, e ai suoi collaboratori, più qualche altro milioncino per le tutte le «spese accessorie». Alla fine un contratto che sfiorerà i 400 milioni.

I ragionieri del calcio, cifre alla mano, spiegano che in realtà la Juventus - al di là dei gol e dei risultati sportivi che potranno esserci (quanto vale una Champions?) - ha fatto un vero e proprio investimento che le permetterà di guadagnare fior di milioni. Già ieri il titolo è schizzato in Borsa arrivando ai massimi; poi, c’è l’effetto botteghino, con l’incremento di abbonamenti e biglietti; la vendita di magliette e di tutta la paccottiglia zebrata; la pubblicità sotto le sue molteplici sembianze. Il tutto - calcolano gli esperti - per circa 100-110 milioni d’incasso a stagione. Insomma un altro fiume di soldi.

Ed è proprio questo il punto: il fiume di soldi. Non tanto per quelle persone (in via d’estinzione) che si chiedono se sia moralmente accettabile questo vorticoso giro di denaro attorno a un’attività che, in fondo (molto in fondo), dovrebbe essere solo un gioco. Ma soprattutto per chi, in cassa integrazione o in solidarietà, deve mantenere la famiglia e non sa quale futuro l’aspetta. È la situazione in cui si trovano gli operai dello stabilimento Fca di Melfi. I quali hanno proclamato uno sciopero anti-Ronaldo da domenica sera a lunedì mattina. È difficile accettare che la tua azienda ti metta in Cig per sei mesi e poi la stessa azienda spenda 400 milioni per un bipede pallonaro. Hai voglia a spiegare che il mondo del calcio non è più quello del Borgorosso football club e che oggi è un’attività economica come un’altra. Sapere che dietro un pallone e due scarpini girano 400 milioni fa venire il sangue alla testa se non puoi comprare una maglietta a tuo figlio, se hai le bollette da pagare e se per il pranzo ti devi ancora appoggiare alle pensioni di suoceri e genitori.

È curioso pensare che se Ronaldo vale tanto e muove una barca di miliardi è anche grazie agli stessi scioperanti di Melfi. In quanti hanno vibrato e gioito per una delle stupefacenti giocate del fuoriclasse portoghese? Proprio quel tifo - insieme a quello di tutti gli altri estimatori - ha trasformato Ronaldo nel «Fenomeno», nel calciatore così celebrato e famoso da essere individuato con una sigla (Cr7) ricavata dalle sue iniziali e dal numero in squadra. Una fama meritata e iperpagata. Gli operai di Melfi sono in qualche modo le vittime che scoprono di aver «creato» il carnefice. Un carnefice raffinato, che non usa ferri roventi e macchine da tortura, ma semplicemente ti sbatte in faccia la sua ricchezza. Trenta milioni netti l’anno. Tiè. Fanno due milioni e mezzo al mese. Se distribuiti ai 5.857 lavoratori che fino a gennaio 2019 avranno, a rotazione, una riduzione del monte ore e della retribuzione, arrotonderebbero la busta paga mensile di 500 euro netti. Non male per chi, sudando per otto ore al giorno, notti e festivi compresi, guadagna - a pieno regime - sì e no 1.800 euro.

Senza contare che i veri ricchi nel mondo del pallone non sono i calciatori, che almeno sul campo devono correre e che hanno una stagione professionale piuttosto breve. I veri ricchi sono i procuratori: non sudano, non rischiano, fanno la bella vita per mantenere i rapporti con presidenti e calciatori, incassano subito la percentuale a prescindere da che cosa combinerà in campo il loro «gioiello», non hanno un limite fisico alla loro attività. A scapito dei tifosi, sono anche i primi a fomentare i cambi di casacca dei loro assistiti: ricordate tutta la vicenda Milan-Donnarumma dello scorso campionato? Il suo procuratore Rajola era proprio estraneo alla «voglia» del giovane portierone di cambiar squadra? Per ogni passaggio da un club all’altro loro incassano.

Ma questa è un’altra storia. Adesso occorre vedere se qualcuno spiegherà lo sciopero di Melfi a Ronaldo, così magari smette di andare in giro con i lobi delle orecchie coperti di diamanti. Il decoro non è solo capacità estetica, peraltro fiacca nel portoghese e in molti suoi colleghi. È anche non sbattere la ricchezza in faccia a chi sta alla fame ma ti permette di essere il «Fenomeno».
Michele Partipilo

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