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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Bari, la morte del generale Marzulli uomo solo al «comando»

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Il Comandante non aveva bisogno dei galloni per farsi ubbidire e rispettare. Il Padreterno aveva dotato Nicola Marzulli di un quid assai più incisivo dei gradi sugli omeri: il carisma. Un carisma accresciuto dallo stile, dal rigore nel lavoro, dall’esempio come principale forma di autorità. Per questa ragione la morte improvvisa del Generale ha scioccato tutta Bari. La lettera maiuscola non è un refuso: il «Generale», prima ancora il «Colonnello», e per i più lo «Sceriffo», è sempre stato fedele a un giuramento: nulla a che vedere con chi lo Stato lo tradisce o lo utilizza per un mercimonio o per interessi personali. «Il mio compito è difendere l’amministrazione», ripeteva il Comandante della Polizia locale di Bari, morto ieri a Bari a 65 anni per un improvviso malore.

Destra o sinistra, Marzulli ha sempre messo passione nel suo lavoro, anche quando un infarto lo mise fuori gioco per un po’ di tempo. Ma lui era un leone: si riprese e tornò sul campo, firmandosi sempre «colonnello Marzulli» nei dieci anni in cui diresse la Ripartizione attività economiche del Comune di Bari dove continuò a ispirare il suo lavoro al rigoroso rispetto delle regole. Per tutti, e senza arretrare dinanzi a nessuno. Sua la firma del divieto al concerto dei figlio del boss Savinuccio Parisi. Sue le firme degli sgomberi di chi non pagava i fitti dei box nei mercati. Sue le firme sotto le revoche delle concessioni per chi non pagava i canoni demaniali.

Quei galloni ricamati sulla sua divisa, anche quando per una questione politica nel 2005 non la indossò più perchè non gli fu confermato l’incarico assunto dal 1999, continuarono ad essere la sua stella polare nel lavoro. Se non si vedevano, per lui quei «gradi» c’erano sempre. Ed è per questo che quando nel dicembre del 2015 il sindaco Decaro lo richiamò alla guida del Corpo, i suoi occhi brillarono di commozione, come quelli di un bambino. Era tornato a fare quello che desiderava, stare da mattina a sera per strada, sotto pioggia o neve, al caldo e al freddo. Rispondere a quel (maldetto) telefonino in ogni momento del giorno e della notte. Ma a lui piaceva fare quello che nessuna persona al mondo gli avrebbe impedito. E non è un caso che per dieci anni ha conservato la sua divisa nell’armadio perchè non aveva mai perso le speranze di tornare ad indossarla per «chiudere la carriera in bellezza». Cosa che puntualmente avvenne, conquistando anche i gradi da generale.

Quando nell’estate scorsa si profilò la possibilità di un suo allontanamento dal Corpo essendo il suo incarico a tempo (il governatore gli propose di andare a lavorare con lui alla Regione, cosa che il comandante apprezzò molto), Marzulli non fece una piega. «Obbedisco» disse, salvo poi vedersi riconfermare l’incarico da agosto 2017 fino al 31 dicembre di quest’anno. Ma il suo pensiero era andare oltre quella data: sarebbe stato in servizio fino all’ultimo minuto, anzi dopo: «Trascorro in servizio la notte di fine anno per la Festa in piazza e poi lascio» disse. Ma un secondo dopo auspicò che il sindaco e il suo attuale vice, Michele Palumbo - destinato alla successione - gli consentissero di andarsene con gli onori della Festa di San Sebastiano, il 20 gennaio del 2019.

Con Nicola Marzulli, e gli uomini della sua squadra, ho vissuto circa 30 anni della mia carriera professionale giornalistica. Sempre disponibile, ma al tempo stesso legato al segreto d’ufficio, quello che gli aveva fatto acquistare fiducia in ambienti della magistratura, inquirente e giudicante. Sua la firma della prima informativa di reato sull’ecomostro di Punta Perotti, nonostante le «pressioni» dell’epoca. Sua la firma dei primi atti che portarono a scoperchiare la pentola di Farmatruffa dopo il ritrovamento di farmaci in alcuni cassonetti. Sua la firma del primo bilancio risanato dell’Amtab, la società di trasporto pubblico.

Ieri, alla camera ardente del «suo» comando di Polizia locale, un via vai di magistrati, politici, dirigenti pubblici, vigili, poliziotti, carabinieri, gente comune: in prima fila, anche uno dei due vigili sorpresi una quindicina di anni fa da Marzulli a tarda sera sulla piazzola nei pressi della rotonda di Santo Spirito in atteggiamenti poco «svegli». Lui sbucò dall’acqua dopo essersi immerso con un amico per una battuta di pesca: da lontano vide il lampeggiante dell’auto di servizio. Sapeva che quell’auto non doveva stare lì, per questo nuotò fino a riva raggiungendo i suoi uomini saltellando con maschera e pinne.
Nicola Marzulli ha dato molto a questa città, alle autorità e ai baresi. Mancherà il suo sorriso, il suo sguardo ma soprattutto quella vigorosa stretta di mano che ti faceva tremare tutto. Già, quella mano che da ieri stringe la sciabola e accarezza la sua tanto amata divisa, «compagna» di una vita.

Nicola Pepe

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