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Gustosa tradizione

Panzerotti a Brooklyn
Scommessa «fritta»
di una coppia barese

 Vittoria Lattanzio e Pasquale De Ruvo

Vittoria Lattanzio e Pasquale De Ruvo

di ENRICA D'ACCIO'

Mollo tutto e vado a fare panzerotti a New York. Almeno una volta nella vita, il giovane barese medio, titolo di studio in tasca e poche o nulle prospettive di lavoro, ci ha pensato. Vittoria Lattanzio e Pasquale De Ruvo l’hanno fatto davvero.

Domenica scorsa ha aperto i battenti a Brooklyn, uno dei celebri quartieri newyorchesi, il «Panzerotti Bites»: 20 posti a sedere, tre tavoli, un sofà e qualche poltrona in Smith Street. Lei bitontina, 27 anni, lui ruvese, 35 anni, sposi novelli, hanno deciso più di un anno fa di cambiare vita e sfidare il destino, a colpi di mozzarella filante, nella terra delle opportunità, nel cuore del sogno americano.

L’idea è arrivata dopo anni di duro lavoro in Puglia, Vittoria sui libri di Lingue straniere, all’università di Bari, e Pasquale dietro il bancone di un bar a Ruvo. Nonostante gli sforzi, l’impegno, la dedizione, raccontano i parenti baresi della coppia, i risultati conseguiti erano sempre al di sotto delle aspettative. Come ogni giovane barese medio, anche Vittoria e Pasquale hanno conosciuto la frustrazione e la delusione di seminare tanto per raccogliere troppo poco e l’amarezza di avere sempre troppe poche chance a disposizione. Così, sulle orme dei tantissimi baresi che dall’800 in poi hanno lasciato l’Italia per tentare fortuna nella Grande Mela, anche Vittoria e Pasquale si sono messi in viaggio: nella valigia, che non era certo di cartone, una buona idea e, particolare non di poco conto, qualche strumento 2.0 per farla conoscere al mondo intero.

Zio Tom è stato, come sempre, generoso con i suoi figli acquisiti. Contando su alcuni parenti di Vittoria, da tempo residenti in America, i due giovani imprenditori hanno potuto usufruire di un percorso di accompagnamento e start up imprenditoriale: analisi del mercato, costi, opportunità, rischi, fino alla inaugurazione di domenica scorsa.

Ma perché proprio il panzerotto? Spiegano i due giovani imprenditori baresi: «È uno dei pochi prodotti culinari che mancava in un quartiere così ricco di specialità come Brooklyn. L’idea ci è sembrata rivoluzionaria». E ci hanno visto giusto. Il panzerotto ha suscitato subito l’interesse della stampa newyorchese. Jennifer Gould Keil, del New York Post, per la rubrica «Side Dish», ha dedicato un trafiletto all’apertura del locale di Brooklyn, annunciando l’arrivo in città di uno snack italiano, «dalla forma di crêpes francese, fritto poi come una empanada spagnola», definito come «una tasca a forma di mezza luna di soffice bontà».

Le materie prime per i panzerotti americani arriveranno tutte dall’Italia, grazie ad una serie di accordi con i fornitori nostrani, in particolare pugliesi. Il menù di Vittoria e Pasquale comprende, oltre ai panzerotti mozzarella pomodoro e origano, varianti alla carne e al pesce e sperimentazioni con funghi, olio di tartufo, salmone e avocado. Sono previste anche le versioni dolci, con nutella e ricotta, e impasti al caffè e al cocco che, forse, faranno storcere il naso a qualche purista barese. Eppure, tutte le scelte, dal menù all’arredamento del locale, sono state pensate per venire incontro ai gusti e alla sensibilità dei clienti americani. La cucina è a vista, così tutti i clienti potranno osservare con i loro occhi con quali ingredienti e come vengono preparati i panzerotti.

E siccome ogni prodotto culinario è anche un prodotto culturale, Vittoria e Pasquale hanno preparato un cartello per spiegare «How to eat a panzerotto». Nel primo minuto, «bisogna solo sentire l’odore». Dopo due minuti, siccome il panzerotto è ancora troppo caldo, bisogna dare solo un morso, sporgendosi in avanti di 15 gradi. Dal quarto minuto in poi, si può partire all’attacco, chinandosi sempre in avanti di 45 gradi per evitare di scottarsi. E, naturalmente, niente fork and knife.

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