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«La mia sfida tradurre
in italiano il manuale
di permacultura»

Ignazio Schettini

di RITA SCHENA

«Che poi io non volevo frequentare Agraria, ma studiare legge e laurearmi in Giurisprudenza». Ignazio Schettini, 38 anni barese oggi è un agronomo con un pallino nella testa: diffondere e promuovere i principi della permacultura, un modello agricolo che ingloba i concetti dello sviluppo sostenibile, dell’approvvigionamento energetico nel rispetto delle risorse a disposizione e della ridistribuzione del surplus. Un entusiasmo, quello di Ignazio per la permacultura, che lo ha portato, insieme ad una decina di collaboratori sparsi un po’ per tutt’Italia, a tradurre in italiano dall’inglese il manuale sull'argomento scritto dal «guru» della materia, Bill Mollison, australiano scomparso solo il mese scorso, e che Ignazio ha potuto conoscere personalmente, collaborando con lui e la moglie in Australia.
Dal desiderio di studiare legge alla permacultura, c’è un bel salto. Come è accaduto? «Diciamo che nonostante le mie aspirazioni mi sono sentito “forzato” a studiare Agraria. Non ho un padre avvocato e laurearmi in Giurisprudenza non mi avrebbe portato molto lontano, così ho preferito ricollegarmi a quello che era mio nonno, che aveva alcuni terreni agricoli a Loseto». Oggi, in alcuni di quei terreni Ignazio ha avviato la sua azienda agricola, inutile dirlo portata avanti secondo i principi della permacultura.

«Dopo la laurea, nel 2005 sono partito per l’Inghilterra, ho frequentato un master in Marketing e Comunicazione, lavoravo come manager nella ristorazione e contemporaneamente cercavo qualcosa di innovativo per la mia azienda agricola e che non fosse il solito biologico. Navigando in Rete ho trovato il termine “permacultura”: era quello che cercavo, un sistema che non fosse unicamente produzione, ma quasi un modo di vivere, che ti permette di costruire una società sostenibile ovunque decidi di insediarti. Da lì è partito tutto».
Dall’Inghilterra all’Australia per poi tornare in Puglia. «La permacultura nasce in Australia negli anni ’70, volevo andare dove tutto è iniziato per capire e approfondire. Ho avuto la fortuna di poter conoscere il padre della permacultura, Bill Mollison, di collaborare con lui per tre mesi in Tasmania. Poi sono rientrato a casa nella mia azienda agricola ormai avviata a pieno regime secondo quei concetti».

Perché tradurre il manuale? «Perché è un testo basilare ed è indispensabile per riuscire a far comprendere in Italia l’importanza di questo modello. È una sfida impegnativa: stiamo parlando di 14 capitoli per 576 pagine. Al momento oltre alla edizione in inglese c’è solo una traduzione in russo ed una in tedesco. Per avere la possibilità di tradurlo in italiano abbiamo partecipato ad una gara e sottoscritto un contratto con la casa editrice australiana che lo pubblica dal 1988. Al momento la traduzione è completata, ma ora inizia tutto il lavoro di limatura ed editing».
Per autofinanziare l’impresa, Ignazio e i suoi collaboratori hanno avviato una campagna di raccolta fondi on line secondo il sistema del crowfunding attraverso il sito http://buonacausa.org/cause/manuale e fondato una associazione specifica, la MediperLab. «Abbiamo già raccolto circa 10mila euro, puntiamo a 65mila per poter garantire tutte le ristampe necessarie».

Ignazio quando parla sembra come animato da una sorta di fuoco sacro, il volto aperto con un grande sorriso e gli occhi che brillano, la permacultura è una autentica passione. «Il nostro tradizionale sistema agroalimentare non funziona. In questi ultimi decenni la monocoltura ha mostrato tutte le sue debolezze, non garantendo più la sussistenza. Fare permacultura significa invece diversificare le coltivazioni e di conseguenza garantirsi l’autonomia di approvvigionamento. È un modello resiliente, che si adatta ai cambiamenti, segue i ritmi naturali e difende il territorio. È innovativo perché oggi può essere integrato con una produzione energetica da fonti rinnovabili e rispettose della natura, quello che i nostri nonni non potevano avere. Noi sappiamo di rivolgerci ad una nicchia di produttori e di mercato, ma il cambiamento si fa a piccoli passi e il manuale in italiano è uno strumento essenziale verso la divulgazione».

Nella sua azienda agricola Ignazio porta avanti molti laboratori didattici con le scuole, oltre ad organizzare anche seminari per adulti. «I bambini sono i più pronti a capire quanto sia importante lavorare nel rispetto del territorio e degli altri, è una gioia investire nei più piccoli, il nostro futuro». Il cambiamento si fa anche a piccoli passi ed uno di questi ha gli occhi sorridenti di Ignazio Schettini.

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