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E Benedetto Lupo porta il suo Schumann al Radar di Monopoli

Sabato il concerto del grande pianista barese

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BARI - L’importanza dei silenzi, il bambino che è in noi e l’acceso contrasto dei sentimenti. È un impaginato carico di simboli ed emozioni vibranti quello che Benedetto Lupo proporrà nel suo ufficiale «ritorno» a Monopoli, del cui Conservatorio Rota è tuttora docente da quasi trent’anni, mentre da cinque è titolare della cattedra di pianoforte nei corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, di cui è anche Accademico effettivo. Robert Schumann (Scene infantili op. 15 e Kreisleriana op. 16) e Pëtr Il’ič Ciajkovskij (Grande Sonata op. 37) saranno gli autori che il pianista barese affronterà sul palco del teatro Radar di Monopoli, sabato 2 marzo alle 21. Il concerto, dopo quello di Beatrice Rana lo scorso 23 gennaio, prosegue la serie di eventi «Grandi interpreti al Radar», organizzato per l’Assessorato alla Cultura del Comune di Monopoli (in collaborazione con Teatri di Bari) dall’Associazione Musicale Euterpe, il sodalizio diretto da Antonia Valente e Massimo Felici, cui si deve l’organizzazione del Festival Ritratti (biglietti on line su ensemble05.it, infotel: 339.377.03.07). E quando si dice Schumann, per un pianista dalla brillante carriera internazionale come Benedetto Lupo, si parla di uno dei compositori da lui più amati in assoluto.
«Credo sia l’unico autore che non ho mai lasciato, neanche per brevi periodi. La sua musica mi rispecchia da vicino, mi piace la sincerità delle emozioni che trasmette. Ma anche la sua modernità: è uno di quei compositori che ancora oggi ci insegnano molto».

Le «Scene infantili» e «Kreisleriana» sono state composte nel 1838, quasi in contemporanea. In particolare Schumann scrive che le 13 istantanee dedicate all’infanzia sono «per i piccoli fanciulli da un fanciullo grande».
«Sono due opere con un senso poetico attualissimo. Nelle Scene infantili Schumann descrive il bambino che è in noi come fonte di verità. E alla fine il poeta parla per interrogativi, allontanandosi e scomparendo. I silenzi sono fondamentali: i suoni vengono inghiottiti e svaniscono negli inferi del pianoforte. Una poetica romantica che nella fantasia della Kreisleriana è puro genio assoluto».

Perché la «Grande Sonata» di Ciajkovskij è un capolavoro così raramente eseguito? «È un brano pieno di significati simbolici. Il compositore usa questa Sonata come un ideale laboratorio, in cui figura lo scontro tra destino, fato e umanità. Molto moderno anche lui, ma in senso distruttivo. Penso al tema del Dies irae, espresso in modo così consolatorio. È il Ciajkovksij tormentato che si mette a nudo, che vede la morte come liberazione. Una musica che occhieggia a Schumann, tra ritmi puntati ed anche qui con silenzi drammaticamente rotti. È uno di quei brani in cui bisogna lasciarsi andare, non avere aspettative e godere di ciò che la musica esprime».

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