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L'intervista

Malika Ayane in concerto a Bari e a Lecce: «Canto la mia doppia anima»

La cantante sarà il 16 a Bari, il 18 a Modugno, al Demodé club, e il 20 a Lecce

Malika Ayane in concerto a Trani

Le due anime musicali di Malika Ayane. Dopo la tappa promozionale barese del tour promozionale del suo quinto e ultimo album Domino, la 34enne cantautrice milanese torna in Puglia per esibirsi in concerto con tre date del suo «Domino tour»: mercoledì 16 gennaio al Teatroteam di Bari (prevendite Teatroteam www.teatroteam.it, info: 080.521.08.77), venerdì 18 al New Demodé di Modugno (prevendita www.ticketone.it) e domenica 20 al teatro Politeama di Lecce. Sul palco Malika sarà accompagnata da Daniele Di Gregorio alla marimba, Carlo Gaudiello al pianoforte, Marco Mariniello al basso, Nico Lippolis alla batteria e Jacopo Bertacco alla chitarra. In questi concerti si vedranno, quindi, le due anime della Ayane: i live nei club saranno caratterizzati dagli stessi brani che saranno riportati a una concezione più ruvida ed essenziale. In scena per questa versione più intima, la cantautrice milanese oltre a cantare suonerà il synth, con Bertacco alla chitarra e Lippolis alla batteria. Domino è stato pubblicato a tre anni di distanza dal suo precedente Naif e dopo il successo ottenuto con il musical Evita, che l’anno scorso ha esordito proprio a Bari. Nelle dieci tracce dell’album, in cui appare anche l’autrice barese Alessandra Flora nel brano Quanto dura un’ora, Malika propone melodie eleganti che galleggiano sulle basi urbane messe a punto con i produttori Axel Reinemer e Stefan Leisering al Jazzanova Recording Studio di Berlino.


Malika, due concerti a Bari e uno a Lecce: due in teatro e uno in club. Che differenza c’è tra i due live?
«Avevo già provato a sfruttare le due anime dei miei lavori, quindi con formazioni e sonorità diverse. Per questo nuovo tour l’abbiamo portato all’estremo e in teatro avremo un concerto di ascolto oltre che di grande impatto visivo. I live teatrali, inoltre, saranno caratterizzati da suoni morbidi e pieni, con una ricerca di sonorità finalizzata ad avvicinare i brani di repertorio a quelli inediti. Per quanto riguarda i live nei club, suonerò gli stessi brani ma riportati allo scheletro, con una concezione più ruvida ed essenziale. Diciamo che esploro la parte più “randagia” e danzereccia».


«Domino» è il quinto album della sua carriera artistica, con il quale festeggia il decimo anno di attività. Ha messo una particolare attenzione nel realizzarlo?
«L’ho visto come il momento in cui decidi di avere un’identità ben definita, perché non si può cincischiare cercando di rimanere giovani per sempre. Quindi, ho fatto esattamente quello che in quel momento sentivo di fare, chiamando una squadra con la quale avevo già lavorato al precedente disco. Ci conoscevamo già tutti, quindi, entrando in studio di registrazione e non avendo tempo da perdere per contrantesi e capirsi, il disco è nato con tanta naturalezza e serenità».


Nel disco ci sono 10 brani curati nei testi e nella musica contaminata da vari generi, compreso una dose importante di elettronica.
«L’elettronica effettivamente è molto presente, ma la ricerca musicale in realtà era legata a una riflessione. Nel 2018 si hanno a disposizione strumenti acustici, che conosco bene, e anche l’elettronica anche se molti la considerano una scoperta recente. Per la registrazione, quindi, l’idea è stata di realizzare un disco che potesse appartenere a qualsiasi epoca. Quindi, l’obiettivo non era di ricerca sonora tra elettronico e acustico, quanto di proporre un suono atemporale».

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