Un IGP Salento Fiano in purezza per celebrare i trent’anni della fondazione. Un nuovo progetto, un nuovo vino per raccontare il cambiamento senza dimenticare le radici, perché il passato è il fondamento solido su cui costruire il futuro. Garofano Vigneti e Cantine, a Copertino, nel cuore della omonima Doc, lancia “Bianca dei Censi”, dopo una lunga prevalenza di vini rossi e rosati, da Negroamaro. Portata avanti dai fratelli Stefano e Renata, l’attività di Severino Garofano, enologo brillante e visionario che ha segnato la svolta della viticoltura in Puglia, prosegue nel nome della memoria di un intero territorio, con un’evoluzione contemporanea nel calice che rende questo vino elegante, autentico e luminoso. Un vino dai profumi intensi e fini, con note dal richiamo mediterraneo e suggestioni esotiche, espressione di equilibrio e identità territoriale; in una parola, secondo Garofano, la moderna versione del Fiano salentino. “Ad censum” erano chiamati i terreni sottoposti a tassazione nel Medioevo, le rendite dovute ai signori o agli enti religiosi che venivano spesso versate in natura, e il vino rappresentava la forma più preziosa di tributo. “Bianca dei Censi” ricorda proprio quel legame antico tra il sacrificio del lavoro e la ricchezza della terra.
«Abbiamo scelto questa varietà dopo diverse prove di vinificazione fatte nelle ultime vendemmie: la sua complessità e freschezza, i suoi profumi e il legame con la Campania, terra di origine di nostro padre Severino è per noi il fil rouge che arricchisce la storia della nostra cantina –; ha spiegato Renata Garofano - quando è nata la nostra azienda, allora Tenuta Li Monaci, si contava tra i vigneti di Negroamaro una piccola produzione di uve Chardonnay che abbiamo vinificato solo per un brevissimo periodo». In occasione del trentennale, anche la veste grafica è stata rinnovata: non passa inosservato il dettaglio dei petali del garofano, a sottolineare la centralità che la famiglia ha nell’identità aziendale. In “Bianca dei Censi”, infatti, i colori ricordano i paesaggi salentini: oro sulla capsula e sul nome del vino, cerasuoli e gialli tenui per i petali del fiore. «Nel 1995, con timidezza e determinazione, io e Renata abbiamo intrapreso insieme a nostro padre Severino un percorso lavorativo impegnativo e appassionante –. ha raccontato Stefano - Sembra ieri, ma a cavallo tra il 2025 e il 2026 sono trascorsi trent’anni. Oggi, lo portiamo avanti con la stessa dedizione ed energia; per festeggiare abbiamo deciso di ripartire da noi, dalle nostre radici, dal solido legame alla nostra terra ricca di pietra, battuta dai venti e stretta tra due mari e dalle storie di un Sud ricco e controverso. Ripartire non è ricominciare, ripartire è un’evoluzione, un continuare, un portare avanti, ciò che è stato non scompare ma si trasforma».
[b.pol.]
















