L'intervista

«Il mio cantico libero», Erica Mou racconta il contest che chiama gli artisti under 35 a celebrare gli 800 anni dalla morte di San Francesco

Bianca Chiriatti

Iscrizione aperte fino al 15 marzo per l'iniziativa coordinata da Giordano Sangiorgi: il progetto offre masterclass, semifinali e finalissima con EP in premio, valorizzando talenti autentici e dando spazio anche a percorsi di inclusione sociale

Sono aperte fino al 15 marzo le iscrizioni gratuite per il contest «Il mio cantico libero», in occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco. L'iniziativa, che rientra nel più ampio progetto «L'Arte Musicale da San Francesco: 800 anni di ispirazione», è coordinata da Giordano Sangiorgi del MEI, con il sostegno del Comitato San Francesco 800, presieduto da Davide Rondoni, e in collaborazione con Kayros Onlus e il CET. Il concorso si propone di scoprire e valorizzare talenti capaci di reinterpretare i temi universali della pace, della giustizia sociale e della fraternità attraverso linguaggi musicali contemporanei, che spaziano dal rap all’elettronica. Possono partecipare cantautori, rapper, band e dj under 35. Il vincitore produrrà un EP con l’etichetta Materiali Musicali e si esibirà sul palco del MEI di Faenza il 4 ottobre 2026. A valutare i progetti una giuria d’eccezione: Omar Pedrini, Erica Mou, Carlo Marrale, Roberta Giallo, Max Monti, Riccardo De Stefano, Ambrogio Sparagna e David Riondino. La cantautrice pugliese Erica Mou racconta alla Gazzetta qualcosa in più sull'iniziativa (Iscrizioni: ilmiocanticolibero@gmail.com. Regolamento e aggiornamenti www.meiweb.it).

Libertà espressiva sulle orme di San Francesco: da giurata quali elementi cercherà nei brani inediti per capire se un artista sta raccontando qualcosa di necessario e autentico?

«Mi piacerebbe lasciarmi sorprendere dalla totalità di quello che ascolto: sentire che la voce, la parola, la melodia e la ricerca di suono nascono da una fonte comune. È in quel tipo di coerenza e armonia che riconosco una personalità artistica sincera».

In che modo, anche in base alla sua attività, la musica di oggi può tradurre temi come pace, fraternità e giustizia sociale senza scivolare nella retorica?

«Scendendo nel dettaglio, i grandi temi abitano le cose piccole ed è lì che abita la verità. E poi usando un linguaggio il più personale possibile, il come raccontiamo è sempre più importante del cosa».

Il progetto guarda dichiaratamente alla Generazione Z: che tipo di sensibilità musicale e umana si aspetta di incontrare?

«Mi aspetto una sana ribellione».

Accanto al contest c’è lo scouting nelle periferie e nelle carceri: quanto è importante, secondo te, che la musica torni a essere uno strumento di ascolto e inclusione sociale?

«La musica può davvero cambiare la vita in meglio, ci credo profondamente e lo vedo accadere di continuo. Riesce a muovere macigni che portiamo dentro, li rende visibili, li alleggerisce. Suonare e cantare liberano e trasformano, creano comunità, aprono porte su orizzonti diversi, emancipano, sono uno strumento utilissimo. La musica e l’arte in genere non possono essere fuori (come invece purtroppo e spesso accade) da un’agenda educativa e politica».

Da artista che ha sempre lavorato sul rapporto tra parola e musica, che ruolo ha il testo in un’iniziativa che nasce da un’eredità poetica e spirituale così forte?

«Le parole della poesia portano dentro di sé ritmo e musicalità, sono elementi che si abbracciano da sempre, anche fuori dalla canzone. E quindi sì, il testo sarà fondamentale ovviamente, ma le parole sono musica, sempre. Tutto è musica».

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